Il numero di individui con patrimoni superiori ai 30 milioni di dollari — i cosiddetti Ultra High Net Worth Individuals (UHNWI) — sta crescendo a un ritmo senza precedenti. Secondo le ultime rilevazioni del settore immobiliare e patrimoniale di fascia alta, tra il 2021 e il 2026 questa platea si è allargata da poco più di 550mila a quasi 737mila persone: una media di circa 89 nuovi ingressi al giorno nella fascia apicale della ricchezza mondiale. Un’accelerazione che riflette la convergenza di mercati finanziari vivaci, innovazione tecnologica dirompente e una progressiva concentrazione dei capitali nelle mani di pochi.
Gli Stati Uniti dominano, l’India accelera
Il primato americano si consolida ulteriormente. Circa il 41% dei nuovi ultra-ricchi generati nel quinquennio è riconducibile all’economia statunitense, che ha visto la propria quota sul totale globale salire dal 33% al 35%. Le proiezioni al 2031 indicano un’ulteriore crescita fino al 41%, a conferma di una supremazia strutturale che poggia su mercati profondi, ecosistemi dell’innovazione maturi e un’elevata capacità di attrarre e trattenere capitali.
La Cina mantiene il secondo posto ma perde terreno in termini relativi: la sua quota scende dal 18% al 17%, con una proiezione al 15% entro il 2031. Non si tratta di una contrazione assoluta, quanto di una minore capacità competitiva rispetto al ritmo di espansione americano.
Il vero protagonista emergente è l’India. Pur attestandosi ancora intorno al 2,8% della popolazione UHNWI globale, il Paese mostra una traiettoria di crescita strutturale: si prevede che il numero di ultra-ricchi indiani passi da circa 19.900 a oltre 25.200 entro il 2031, spinto dall’espansione della classe imprenditoriale, dalla crescita economica sostenuta e da una sempre più profonda integrazione nei mercati finanziari internazionali.
Le dinamiche regionali
Sul piano geografico, il Nord America guida la crescita con un incremento del 53% della popolazione UHNWI. Seguono il Medio Oriente (+32,1%) e l’Asia-Pacifico (+24,3%). Europa e Africa crescono in modo più contenuto, rispettivamente attorno al +17% e al +15%, mentre l’America Latina registra la progressione più lenta, intorno al +12%.
Il mercato immobiliare prime regge e cresce
Nel comparto degli immobili di lusso, il 2025 ha confermato una solida resilienza: i prezzi nelle principali destinazioni mondiali sono saliti in media di oltre il 3%, sostenuti da una domanda internazionale vivace e da un’offerta strutturalmente scarsa. I grandi patrimoni adottano sempre più un modello di vita multi-residenziale, distribuendo le proprie abitazioni su più paesi in base a criteri che spaziano dalla fiscalità al benessere, dalla sicurezza allo stile di vita. In questo contesto, le residenze branded, i progetti ibridi e gli immobili chiavi in mano continuano a sovraperformare il mercato tradizionale.
L’Italia: una destinazione sempre più ambita
Nel panorama europeo, l’Italia si distingue come uno dei poli più attrattivi per i grandi patrimoni internazionali. Il regime fiscale agevolato riservato a chi trasferisce la propria residenza nel Paese — con un’imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all’estero — continua a esercitare una forte attrattiva su individui facoltosi provenienti da tutto il mondo, rendendo l’Italia una sorta di calamita fiscale nel cuore del Vecchio Continente.
Milano si conferma il principale polo di attrazione, con una domanda che in alcuni segmenti supera abbondantemente l’offerta disponibile. Ma l’interesse si allarga anche a Roma, alla Toscana, al Lago di Como e ad altre destinazioni di eccellenza, dove la qualità della vita, il patrimonio storico-culturale e le opportunità immobiliari si combinano in un’offerta difficilmente replicabile altrove. Sul fronte patrimoniale, il numero dei miliardari italiani è atteso in aumento di circa un terzo entro il 2031, segnale di un consolidamento progressivo del tessuto di ricchezza nazionale.
I family office si trasformano
Parallelamente, le strutture di gestione patrimoniale delle grandi famiglie — i family office — stanno attraversando una profonda evoluzione. Sempre più professionalizzati e operativi su scala globale, puntano su co-investimenti, operazioni a valore aggiunto nel real estate e asset operativi, riducendo l’esposizione a strumenti passivi. La gestione del rischio in uno scenario geopolitico frammentato è diventata una priorità, affrontata con modelli agili distribuiti su più giurisdizioni e team interni altamente specializzati.
Nuove frontiere dell’investimento
La diversificazione si spinge verso settori un tempo considerati di nicchia: data center, infrastrutture energetiche, logistica avanzata e real estate sanitario guadagnano spazio nei portafogli dei grandi investitori, trainati dalla digitalizzazione, dall’intelligenza artificiale e dalla transizione energetica. Anche i terreni agricoli di pregio e i vigneti di qualità continuano ad attrarre capitali, in quanto asset tangibili e resilienti legati a produzioni di alto valore.
Infine, il concetto stesso di lusso si sta ridefinendo: accanto ai beni tradizionali, cresce la domanda di esperienze, benessere, crescita personale e sostenibilità. È la cosiddetta “economia della trasformazione”, che sta ridisegnando le strategie dei brand globali, degli sviluppatori immobiliari e degli operatori del settore hospitality.


