Nel 2025 il gruppo Giorgio Armani S.p.A. ha registrato risultati contrastanti ma nel complesso positivi sul piano della gestione. I ricavi si sono attestati a circa 2,19 miliardi di euro, segnando una flessione del 4,6% rispetto all’anno precedente, in linea con il rallentamento che ha interessato l’intero comparto del lusso. Nonostante ciò, la redditività operativa ha mostrato un miglioramento, evidenziando la solidità del modello aziendale.
L’esercizio si è svolto in un contesto complesso, tra tensioni geopolitiche e criticità strutturali del settore moda, aggravato anche dalla scomparsa del fondatore Giorgio Armani. In questo scenario, il gruppo ha mantenuto un’impostazione prudente, riuscendo a contenere la contrazione del fatturato e a rafforzare i margini.
L’ebitda è cresciuto di circa il 3%, raggiungendo poco più di 152 milioni di euro, mentre l’ebit ha registrato un incremento intorno al 2%, attestandosi a 52,6 milioni. Sul fronte finanziario, la posizione resta solida: la liquidità netta si aggira intorno ai 529 milioni di euro, che salgono a quasi 600 milioni considerando le attività di tesoreria.
Il patrimonio netto consolidato ha subito una lieve riduzione, pari a circa il 3%, scendendo a 1,99 miliardi di euro, soprattutto per effetto delle oscillazioni valutarie. Tuttavia, il peso dei mezzi propri sul totale dell’attivo resta elevato, a conferma di una struttura finanziaria robusta.
Secondo l’amministratore delegato Giuseppe Marsocci, il gruppo ha continuato a seguire una strategia coerente con i principi storici dell’azienda, privilegiando una crescita sostenibile nel lungo periodo piuttosto che risultati immediati. Un approccio che si riflette anche nella qualità delle vendite.
Dal punto di vista commerciale, le performance migliori arrivano dai canali a prezzo pieno e dalle linee di fascia alta, con risultati particolarmente positivi per il segmento couture e per le boutique dirette. Bene anche le attività legate al lifestyle — tra cui casa, ospitalità e ristorazione — che confermano il rafforzamento dell’identità del marchio oltre l’abbigliamento.
A livello geografico, Europa, Asia e Americhe mostrano andamenti sostanzialmente allineati. Nei canali distributivi, il retail diretto registra una crescita moderata, mentre il wholesale risente di un atteggiamento più prudente da parte dei partner.
I primi mesi del 2026 indicano una continuità rispetto alle tendenze dell’anno precedente: il retail diretto è ancora in crescita, mentre il canale wholesale resta sotto pressione, anche per effetto della strategia aziendale orientata a una maggiore selettività.
Resta invece invariato il quadro relativo alla possibile cessione del 15% del capitale prevista dal testamento di Giorgio Armani. L’operazione, che potrebbe coinvolgere grandi gruppi del lusso come LVMH, EssilorLuxottica o L’Oréal, non registra al momento sviluppi concreti. Il management sottolinea comunque il forte interesse del mercato, ribadendo al contempo la priorità di mantenere il focus sulla gestione in una fase globale ancora incerta.


