La guerra in Medio Oriente continua a pesare sull’economia europea, soprattutto sul fronte energetico. A lanciare l’allarme è Ursula von der Leyen, intervenuta davanti al Parlamento europeo per fare il punto sugli effetti del conflitto con l’Iran.
Secondo la presidente della Commissione, l’impatto economico è già significativo: nei primi due mesi di crisi, l’Unione europea avrebbe sostenuto costi aggiuntivi pari a circa 27 miliardi di euro per l’importazione di combustibili fossili. In termini quotidiani, ciò equivale a una perdita vicina ai 500 milioni di euro al giorno. Una dinamica che, avverte, potrebbe protrarsi a lungo, con ripercussioni destinate a durare mesi o persino anni.
Von der Leyen ha definito l’attuale situazione come la seconda grande emergenza energetica per l’Europa in pochi anni, dopo quella già vissuta recentemente. Il contesto internazionale instabile, ha sottolineato, mette in evidenza un problema strutturale: la forte dipendenza europea dalle importazioni di energia.
Per affrontare questa vulnerabilità, la Commissione indica una direzione chiara: ridurre il ricorso ai combustibili fossili provenienti dall’estero e accelerare lo sviluppo di fonti energetiche interne, puntando su rinnovabili e nucleare. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia energetica e limitare l’esposizione agli shock globali.
Alcuni esempi mostrano già differenze significative tra i Paesi membri. In Stati con un mix energetico più orientato verso fonti a basse emissioni, come la Svezia, l’aumento dei prezzi del gas incide in modo molto più contenuto sulle bollette elettriche. Questo dimostra, secondo Bruxelles, che diversificare le fonti e investire in tecnologie pulite può offrire una maggiore stabilità.
Le misure proposte dalla Commissione si articolano su tre direttrici principali. La prima riguarda un coordinamento più stretto tra i Paesi dell’Unione, in particolare nella gestione delle scorte energetiche e nella capacità produttiva delle raffinerie. Una strategia comune, si sottolinea, permetterebbe di reagire con maggiore efficacia alle crisi.
Il secondo ambito riguarda la protezione di famiglie e imprese. L’idea è concentrare gli aiuti sulle categorie più vulnerabili, evitando interventi generalizzati che rischiano di pesare sui conti pubblici senza essere realmente efficaci. L’esperienza passata, con centinaia di miliardi spesi in misure poco mirate, rappresenta un monito.
Infine, il terzo pilastro punta alla riduzione della domanda energetica attraverso efficienza, elettrificazione e innovazione tecnologica. Un passaggio ritenuto cruciale anche alla luce della crescente richiesta di energia legata allo sviluppo dei data center e dell’intelligenza artificiale.
Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, resta ancora molto da fare. L’elettricità rappresenta oggi meno di un quarto dei consumi finali nell’Unione, una quota inferiore rispetto ad altre grandi economie globali. Per Bruxelles, aumentare questo valore sarà fondamentale per costruire un sistema energetico più resiliente e sostenibile.


