La Cina perde il suo status di paese target per i marchi fast fashion, che fino a questo momento avevano prediletto questo importante segmento di mercato estero, a causa delle più recenti norme post-Covid indette da Shanghai e in seguito a un profondo cambio nei gusti dei consumatori asiatici, ora più affini alle proposte dei brand locali.
In questo modo l’Asia finisce in secondo piano rispetto al panorama economico occidentale, tutt’ora ancora estraneo a limitazioni successive alla pandemia e pronto a diventare il nuovo oggetto delle attenzioni di marchi come quelli appartenenti al gruppo Inditex, H&M, Nike e Adidas.
Già nell’arco dei semestri precedenti, il gruppo Indetex aveva già ridotto progressivamente la sua rete di distribuzione sul territorio cinese del 46,8%, diminuendo così il numero di punti vendita da 570 a 303 e chiudendo innumerevoli negozi di brand come Stradivarius, Bershka e Pull&Bear; ora il gruppo sceglie di togliere dal mercato anche le piattaforme online sotto la sua influenza e Tmall.
Nessuna variazione, tuttavia, per Zara, Oysho e Massimo Dutti.
Secondo gli analisti, il colosso spagnolo mantiene e manterrà un rating buy costante e positivo, che già nel primo trimestre del 2022 aveva registrato una crescita del +36%.
H&M, invece, chiude il suo flagship a Shanghai e altri 74 punti vendita sul territorio cinese, proiettando un futuro neutrale nelle previsioni di mercato. Nike e Adidas, costrette a retrocedere di fronte alle nuove norme post-pandemia, registrano un generale calo delle vendite, pur mantenendo una forte egemonia sul continente asiatico, abbastanza da garantire un futuro roseo per i due giganti dello streetwear.