Il 30 aprile scorso si è spento, all’età di 88 anni, il grande pittore tedesco Georg Baselitz, nato a Kamenz il 23 gennaio del 1938 e celebre per i suoi quadri espressionisti attraverso i quali denunciava gli orrori della Germania nazista e la violenza bellica. Gli sono dedicate due mostre, una alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, a partire dal 6 maggio fino al 27 settembre prossimo, dal titolo “George Baselitz. Eroi d’oro”, curata da Luca Massimo Barbero, direttore dello Studio d’arte della Fondazione Giorgio Cini, e la seconda al Museo del Novecento di Firenze, intitolata “Georg Baselitz- Avanti!”, concentrata sulla produzione grafica e sull’incisione, capace anche di mettere in luce il rapporto tra l’artista e Firenze. A settembre si preannuncia una straordinaria mostra a Palazzo Medici Riccardi, dedicata alla sua eccezionale collezione di grafiche del Rinascimento, cui si aggiungeranno opere in carta provenienti dal Museo Nazionale di Budapest. Questa mostra sarà la testimonianza più elevata della sua passione per l’arte incisoria che nacque proprio a Firenze nel 1965, quando scoprì l’arte dei pittori del manierismo.
L’esposizione che la Fondazione Giorgio Cini a Venezia dedica alle nuove opere di Georg Baselitz nasce grazie alla partnership con la galleria Thaddaeus Ropac e si svolge contemporaneamente alla 61esima Biennale di Venezia.
Vengono esposti i più recenti dipinti di grande formato dell’artista tedesco, caratterizzati dall’uso di fondi dorati luminosi su cui si stagliano figure dal tratto essenziale. In alcune pitture compaiono anche interventi pittorici più materici, con esplosioni di colore applicate a impasto.
Lo sfondo dei dipinti è rappresentato da piani dorati che, però, non producono effetti illusionistici di profondità; la superficie riflettente richiama gli sfondi delle icone medievali e opere di pittori nordici, quali Stefan Lochner. Su queste superfici i corpi creati da Baselitz paiono sospesi. I suoi eroi sono giganti con la testa in giù, le teste sono in basso, i piedi in alto. Baselitz ha anche realizzato una serie di autoritratti di dimensioni superiori al naturale, raffigurando diverse volte anche la moglie Elke. Le figure sono realizzate con vernice nera diluita, molto simile all’inchiostro, che dona ai ritratti un carattere quasi spettrale. Questa scelta formale deriva dai ritratti di Hokusai e dalla tradizionale calligrafia giapponese. Le figure di alcune tele presentano pennellate spesse e dense , ottenute con l’accostamento di più colori, capaci di creare effetti marmorizzati e variegati.
Questi interventi sono stati definiti da Baselitz “piccole citazioni”, azioni arbitrarie e improvvise effettuate con il pennello e una spatola all’interno o accanto alla figura.
I suoi dipinti rovesciati lo hanno reso un punto di riferimento per la pittura del secondo Novecento, senza tuttavia distogliere la sua pratica dall’interesse verso la scultura e il disegno.
A indagare la pluralità delle tecniche artistiche che Baselitz ha sperimentato nel corso della sua carriera è la grande mostra monografica che il Museo del Novecento gli sta dedicando. L’esposizione, dal titolo “Baselitz AVANTI!” occupa tre piani del museo, in cui sono esposte linoleografie che l’artista realizzò tra la fine degli anni Settanta e gli anni Duemila, a testimonianza di un specifica esplorazione del corpo umano, accanto ad altre opere pittoriche, scultoree e grafiche.


