Apre al pubblico alle Gallerie d’Italia di Napoli dal 6 maggio al 6 settembre prossimo la mostra dal titolo “Obey: Power to the peaceful”, curata da Giuseppe Pizzuto e dedicata a uno degli artisti più influenti della scena urbana contemporanea , Shepard Fairey, noto a livello internazionale con il nome di Obey.
È stata realizzata con il patrocinio del Comune di Napoli e esplora la tensione tra i grandi disequilibri globali, ambientali, sociali e politici, e la possibilità ancora viva di un cambiamento collettivo fondato sulla forza della pace come atto politico. Le opere di Shepard Fairey sono dirette, grafiche, schiette e da sempre raccontano le contraddizioni del nostro tempo, la propaganda, la controinformazione, la giustizia e la diseguaglianza, i diritti negati e le voci che resistono.
Il percorso espositivo si articola intorno a quattro grandi nuclei tematici, People Power, Propaganda, Guerra e Pace, Giustizia Sociale, che restituiscono con forza la dimensione politica, sociale e culturale della ricerca artistica di Obey. Le sue opere esprimono un linguaggio visivo immediato e fortemente iconico e non si limitano a colpire lo sguardo, ma invitano il pubblico a interrogarsi sui meccanismi che regolano la società contemporanea, a partire dalla costruzione del consenso alle forme di partecipazione collettiva.
Ad emergere al centro della mostra sono il ruolo della comunità come motore di cambiamento, la capacità delle immagini di influenzare percezioni e comportamenti, la tensione tra il conflitto, la possibilità di pace e la necessità di riflettere sulle diseguaglianze e sulle istanze di giustizia sociale.
Le opere, attraverso volti, simboli, riferimenti alla cultura visiva, musicale e politica, sono in grado di costruire una narrazione corale che richiama responsabilità, consapevolezza e presa di posizione.
Dopo la mostra dedicata a JR, che aveva trasformato le Gallerie d’Italia di Napoli in un laboratorio di riflessione sull’identità collettiva e sulla dimensione sociale dell’arte pubblica, la programmazione prosegue con un nuovo capitolo sul dialogo tra spazio urbano e arte contemporanea. Il museo, con la mostra “Obey. Power to the peaceful” continua a indagare il linguaggio dell’arte quale strumento critico e partecipativo, in grado di generare dialogo, stimolare coscienza e dare vita, immaginare nuove forme di convivenza e trasformazione collettiva.
“Abbiamo lavorato con Obey per portare a Napoli – precisa l’Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo, Michele Coppola – un progetto di travolgente forza espressiva, con opere anche inedite e di grande impegno civile. L’arte di Shepard Farey, conosciuta ovunque, parla a tutti, contribuendo alla riflessione sul potere enorme delle immagini nel promuovere temi irrinunciabili quali la pace, la convivenza e i diritti umani. Le Gallerie d’Italia sono un museo aperto e dinamico, con pubblici diversi per età, interessi e curiosità, grazie a un’offerta culturale che spazia dalle testimonianze storiche alla vitalità delle icone pop contemporanee”.
Il percorso comprende 150 opere di Obey tra pezzi iconici, 15 inediti e rarità di archivio . Si tratta di un’ampia selezione che racconta l’evoluzione dell’artista attraverso lavori unici e in tiratura limitata, realizzati su diversi supporti, dalla carta al legno, dalla tela all’alluminio.
La mostra di Obey alle Gallerie d’Italia sarà affiancata da una duplice iniziativa che coinvolge il tessuto urbano della città. La Fondazione Napoli C’entro ha promosso la realizzazione di un’opera di Obey sulla scalinata monumentale della chiesa di Donnaregina Nuova, parte del circuito del Museo Diocesano Diffuso, che diventerà la Casa dei Giovani della città, un nuovo centro di aggregazione dedicato alla libertà espressiva e alla creatività delle nuove generazioni. Accanto a questo intervento l’artista ha omaggiato la città con un importante murale in via Carlo Miranda 15, nel quartiere periferico Ponticelli, un’opera pubblica che intreccia pace, consapevolezza e responsabilità individuale, sostenuta dal Comune di Napoli.


