Alla vigilia del Salone del Mobile, il comparto italiano del legno-arredo si presenta in una fase di assestamento. Dopo il rimbalzo degli ultimi anni, le imprese si preparano ad affrontare un contesto più incerto, soprattutto sul fronte internazionale, con l’obiettivo prioritario di difendere la redditività.
Secondo l’analisi dell’Area Studi di Mediobanca, il sistema resta fortemente e continua a rappresentare il fulcro produttivo nazionale per numero di aziende, dimensione industriale e solidità nel tempo. Qui si concentra la quota più rilevante di imprese del settore, caratterizzate anche da una maggiore anzianità rispetto alla media italiana, segno di una struttura consolidata.
L’indagine prende in esame oltre 500 realtà industriali tra arredamento e illuminazione, che complessivamente sviluppano quasi 20 miliardi di euro di ricavi e impiegano più di 60mila addetti. Dopo un 2024 in calo, il 2025 ha segnato un recupero moderato. La crescita complessiva si è attestata poco sopra l’1%, ma con differenze territoriali marcate: le imprese nordorientali hanno mostrato una dinamica più vivace rispetto ad altre aree del Paese, sostenute anche dalla ripresa delle vendite all’estero.
Export sotto pressione, ma resta centrale
Le esportazioni continuano a rappresentare uno snodo decisivo per il settore. Quasi metà del giro d’affari delle aziende proviene dai mercati internazionali, con una presenza significativa negli Stati Uniti. Tuttavia, le tensioni commerciali e le politiche tariffarie hanno inciso sulle strategie aziendali.
Molte imprese hanno scelto di non trasferire integralmente i maggiori costi sui listini, accettando una contrazione dei volumi pur di mantenere competitività. Parallelamente, cresce l’attenzione verso nuovi mercati, in un’ottica di diversificazione geografica.
Qualità e flessibilità come leve competitive
Il modello produttivo del distretto si fonda su alcuni fattori distintivi: personalizzazione dell’offerta, competenze professionali e riconoscibilità dei marchi. Più che puntare sulle economie di scala, le aziende privilegiano qualità e adattabilità, elementi che continuano a sostenere la loro posizione sui mercati.
In questo scenario, la priorità strategica indicata dalla maggioranza delle imprese è chiara: proteggere i margini. Accanto a questo obiettivo emergono il rafforzamento dell’identità di marca e l’ampliamento dell’offerta, segnali di una fase orientata più al consolidamento che all’espansione.
2026 all’insegna della cautela
Le previsioni per il 2026 delineano un quadro di sostanziale stabilità: il fatturato è atteso su livelli invariati, mentre le esportazioni potrebbero registrare una lieve flessione. Le imprese si muovono quindi con prudenza, soprattutto nei confronti di una domanda estera meno prevedibile.
Resta inoltre aperta la questione del lavoro. Il settore continua a fare i conti con la difficoltà di reperire personale qualificato: quasi la metà delle aziende segnala problemi di reclutamento e una quota ancora più ampia evidenzia carenze nelle competenze tecniche. In questo contesto, il ricorso a manodopera straniera si conferma una componente strutturale.


