Nel cuore del lusso parigino, lungo Avenue Montaigne, Max Mara ha riaperto il suo flagship completamente rinnovato, dando vita a uno spazio che va ben oltre il concetto tradizionale di boutique e che si inserisce simbolicamente nelle celebrazioni per i 75 anni della maison. Più che un semplice intervento estetico, il progetto rappresenta una presa di posizione chiara: raccontare l’identità del marchio attraverso l’architettura, i materiali e l’esperienza.
Per reinterpretare questo indirizzo iconico, il brand si è affidato all’architetta Sophie Hicks, che ha scelto di lavorare in continuità con l’edificio originale degli anni Settanta, lasciando emergere la struttura in cemento e trasformandola in un elemento centrale del progetto. Il risultato è un equilibrio raffinato tra rigore brutalista e sensibilità italiana, dove superfici in Marmorino, inserti di Rosso di Verona e lavorazioni in terrazzo dialogano tra loro creando una materia viva e sofisticata.
Lo spazio si sviluppa con grande respiro, luminoso e aperto, accompagnando lo sguardo verso l’esterno grazie a una sequenza di finestre che incorniciano scorci della città, fino ad arrivare alla Torre Eiffel. In questo contesto, il colore diventa un elemento narrativo: il cammello, tonalità simbolo della maison, viene reinterpretato in chiave più intensa e calda, sfiorando l’arancio e costruendo una continuità visiva che attraversa tutto l’ambiente.
Al centro della scena si impone la spettacolare scala a doppia elica, progettata con il contributo dello studio Arup, che si rivela già dall’esterno come un segno architettonico forte e riconoscibile. Non è solo un elemento funzionale, ma un vero gesto scenografico che invita a vivere lo spazio in modo dinamico, accompagnando il visitatore lungo un percorso fluido.
Il negozio è pensato come un’esperienza completa, capace di coinvolgere anche sul piano sensoriale. Un grande schermo in lino retroilluminato collega idealmente Parigi a Reggio Emilia, mostrando in tempo reale le condizioni atmosferiche della sede del marchio e intrecciandole con immagini della collezione d’arte della famiglia fondatrice. È un modo sottile ma efficace per ribadire il legame con le proprie radici, anche in un contesto internazionale.
All’interno trovano spazio anche capi esclusivi e pezzi rari, tra cui alcune creazioni non viste in passerella durante l’ultima sfilata milanese firmata dal direttore creativo Ian Griffiths, ispirata alla figura storica di Matilde di Canossa. L’approccio curatoriale resta però essenziale, evitando sovraccarichi decorativi e privilegiando una coerenza estetica che rispecchia pienamente lo spirito del brand.
Questo flagship si afferma così come un vero manifesto contemporaneo per Max Mara, un luogo in cui passato e presente dialogano con naturalezza sotto la guida della terza generazione della famiglia, rappresentata da Maria Giulia Prezioso Maramotti, e che conferma la solidità e la visione di un gruppo capace di superare oggi 1,9 miliardi di euro di fatturato annuo.


