Con la scomparsa di Valentino Garavani, avvenuta a Roma all’età di 93 anni, si chiude definitivamente un capitolo irripetibile della storia della moda. Non solo perché se ne va uno dei più grandi creatori italiani, ma perché lascia la scena l’ultimo vero couturier di un’epoca in cui l’eleganza era disciplina, visione e destino. Valentino non è stato semplicemente uno stilista: è stato un costruttore di immaginario, un interprete assoluto del desiderio femminile, un autore capace di superare mode, decenni e generazioni.
La sua idea era tanto semplice quanto radicale: le donne vogliono sentirsi belle. Attorno a questa convinzione ha costruito una carriera durata quasi mezzo secolo, dagli esordi romani di fine anni Cinquanta fino al ritiro del 2007. Prima delle passerelle, prima del glamour mediatico, prima dei tappeti rossi, c’era la bellezza come valore assoluto. Ed è per questo che le donne lo hanno riconosciuto immediatamente come un maestro, elevandolo fin dagli inizi a riferimento indiscusso.
Nato a Voghera nel 1932, Valentino Clemente Ludovico Garavani lascia presto l’Italia per formarsi a Parigi, allora centro unico e indiscusso dell’alta moda. Studia, apprende il mestiere negli atelier più prestigiosi, respira un’idea di couture che farà sua per sempre. Ma la sua rivoluzione avviene tornando a Roma, scegliendo di radicare lì la sua maison senza rinunciare a un respiro internazionale. È in questo equilibrio, raro e complesso, che nasce il suo stile: sensuale, controllato, opulento ma mai urlato.

Rosso Valentino
Il colore che più di ogni altro lo ha identificato diventa presto una firma riconoscibile in tutto il mondo. Quel rosso intenso, teatrale e vitale, non è solo una scelta estetica ma una dichiarazione di identità. Un segno che attraversa decenni, dialoga con l’arte contemporanea, si fa simbolo culturale. Non a caso, l’ultima grande apparizione pubblica del suo universo creativo è stata una mostra che metteva in relazione il Rosso Valentino con quello di alcuni dei maggiori artisti del Novecento, suggellando un legame profondo tra moda e arte.
Accanto a lui, per tutta la vita, Giancarlo Giammetti. Compagno, socio, stratega, presenza imprescindibile. Insieme hanno costruito non solo una maison, ma un modo di vivere e intendere il lusso. Senza Giammetti, Valentino lo ha ammesso apertamente solo tardi, nulla sarebbe stato possibile. La loro è stata una delle alleanze più longeve e decisive della creatività italiana, fatta di contrasti, ironia, rigore e dedizione assoluta.
Valentino ha vestito il mondo che contava: attrici, first lady, principesse, icone del cinema e della società internazionale. Da Jacqueline Kennedy a Liz Taylor, da Sophia Loren alle grandi star di Hollywood, le sue clienti sono diventate muse e amiche. Ma ciò che rendeva unico il suo lavoro non era il nome di chi indossava i suoi abiti, bensì la capacità di far funzionare lo stesso vestito su donne diversissime tra loro. Un talento raro, quasi alchemico.
Il successo non ha mai modificato il suo carattere, noto per essere esigente, ironico, talvolta spigoloso. Amava la bellezza senza giustificazioni, con una punta di sarcasmo e una consapevolezza lucidissima del proprio ruolo. Era perfettamente cosciente di appartenere a un mondo che stava scomparendo: quello della couture costruita lentamente, del gesto artigianale, della disciplina assoluta. Eppure, proprio lui ha contribuito a fondare il sistema della moda italiana così come lo conosciamo oggi.

Dopo aver lasciato la direzione creativa, non si è mai davvero allontanato dalla sua creatura. Presente, attento, critico, ha seguito le evoluzioni della maison, approvando chi ne avrebbe raccolto l’eredità. Ha osservato il mondo cambiare, spesso con distanza, talvolta con disincanto, senza mai rinnegare la propria idea di eleganza.
Valentino è stato anche uno stile di vita: le sue case, le sue tavole, le sue feste, la sua quotidianità erano parte integrante di un’estetica totale. Ogni dettaglio era curato, ogni gesto pensato. Persino l’uscita finale in passerella, impeccabile in smoking, era un rituale che oggi appare lontanissimo.
Con lui se ne va l’ultimo interprete di una moda che non chiedeva consenso immediato, che non inseguiva algoritmi o tendenze effimere. Rimane un’eredità enorme: abiti, immagini, archivi, ma soprattutto un’idea chiara e incrollabile di bellezza. Valentino Garavani non ha mai smesso di sognare. Ed è proprio per questo che il suo sogno continuerà a vivere.


