Alla Milano Fashion Week Uomo dedicata all’autunno-inverno 2026/27, Prada sposta lo sguardo verso l’interno: la casa, i suoi spazi, i suoi ricordi, diventano il punto di partenza per una riflessione più ampia sul presente e su come il passato continui a sostenerlo, quasi fosse una struttura portante.![]()
La collezione forma in un esercizio di osservazione e riscoperta. I capi sembrano provenire da un guardaroba stratificato nel tempo, dove convivono giacche formali tramandate, camicie con polsini importanti pensati per i gemelli, cappotti completati da cappelli coordinati, piccoli oggetti dimenticati nelle tasche. Tutto appare familiare, ma nulla è nostalgico. È piuttosto un atto di curiosità verso ciò che esiste già, spesso messo da parte, ma ancora carico di possibilità.
In passerella, le silhouette sono allungate e fluide, pensate per accompagnare il corpo e favorire una postura rilassata. Giacche asciutte e cappotti sotto il polpaccio convivono con bomber in pelle dall’aspetto vissuto e completi abbinati a camicie a righe ampie, con polsini oversize spesso lasciati aperti. I trench dal taglio rigoroso vengono completati da cappe essenziali che si fermano sulle spalle, evocando le protezioni leggere utilizzate per conservare i capi negli armadi: un dettaglio funzionale trasformato in gesto estetico.![]()
Il tema del tempo e dell’incertezza attraversa anche le parole dei direttori creativi. Per Miuccia Prada, questo è un momento storico “non confortevole”, in cui la difficoltà di immaginare il futuro rende necessaria una maggiore chiarezza formale. Il legame con ciò che è stato diventa allora una forma di rispetto e di continuità: avanzare senza azzerare, mantenendo un’idea di bellezza e traducendola in un linguaggio attuale. Raf Simons insiste sullo stesso punto, sottolineando il valore del riconoscibile riletto: elementi noti che, attraverso nuove proporzioni e accostamenti, perdono ogni effetto di déjà-vu.
Tra gli accessori, oltre alle borse e ai piccoli oggetti in pelle dalle funzioni ibride, spicca un elemento che sfida la definizione stessa di accessorio: il cappello appiattito e posato sulle spalle dei cappotti, realizzato nello stesso materiale del capospalla. Un dettaglio che sembra nato per caso, come se fosse stato ritrovato compresso in un armadio di famiglia e indossato senza pensarci, diventando parte integrante della silhouette.


