I primi effetti delle turbolenze geopolitiche iniziano a riflettersi sull’economia italiana, con segnali evidenti soprattutto nel comparto retail. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Confimprese-Jakala, nel mese di marzo 2026 i consumi registrano una flessione dell’1,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il quadro appare omogeneamente negativo: tutti i principali settori merceologici risultano in calo. In particolare, il comparto abbigliamento e accessori segna un -0,9%, evidenziando un peggioramento rispetto a febbraio. Ancora più marcata la contrazione nel segmento “altro retail”, che prosegue il trend negativo avviato a inizio anno con un -2%.
Sul fronte dei canali distributivi, solo i centri commerciali mostrano una lieve tenuta (+0,5%), mentre le vie dello shopping cittadino e i negozi di prossimità registrano rispettivamente cali dell’1,2% e dell’1,3%.
A pesare sul contesto è anche la dinamica dei costi energetici: anche variazioni contenute si traducono in rincari diffusi lungo la filiera. Le imprese del commercio si trovano così a fare i conti con una domanda più debole e con crescenti difficoltà nel trasferire i maggiori costi sui prezzi finali, con inevitabili ripercussioni sui margini.
Secondo Mario Maiocchi, l’incertezza legata allo scenario internazionale sta già influenzando i comportamenti dei consumatori, sempre più prudenti nelle spese. Una tendenza che colpisce trasversalmente i diversi comparti e che potrebbe accentuare la volatilità del mercato nei prossimi mesi.
Il rallentamento non sembra quindi soltanto temporaneo: emerge piuttosto una fragilità strutturale della domanda interna, particolarmente esposta agli shock esterni. In assenza di un miglioramento della fiducia e di una stabilizzazione dei costi, il rischio è che la debolezza dei consumi si prolunghi anche nel medio periodo.


