Per la prima volta nella sua storia, LVMH sembra più orientata a vendere che ad acquistare. Il gruppo guidato da Bernard Arnault, cresciuto in quasi trent’anni attraverso una lunga serie di acquisizioni, starebbe ora rivedendo in profondità il proprio portafoglio, valutando possibili dismissioni in diversi settori: moda, cosmetica, alcolici e retail.
Secondo un’analisi del Financial Times, supportata da dati Dealogic, dal 2000 il gruppo ha concluso oltre 200 operazioni, tra cui l’acquisto di Bulgari nel 2011 e quello di Tiffany & Co. nel 2020. Più recentemente ha investito anche in Moncler tramite la holding legata a Remo Ruffini. Oggi però il contesto è cambiato: tra rallentamento economico, tensioni geopolitiche e mercati meno prevedibili, il gruppo starebbe riesaminando tutte le sue attività.
Il calo della domanda di beni di lusso dopo il picco post-pandemia ha avuto un ruolo decisivo. Dal 2023, la riduzione del potere d’acquisto dei consumatori “aspirazionali” e l’aumento dei prezzi hanno inciso sulle vendite, coinvolgendo anche marchi chiave come Louis Vuitton e Dior. Diversi analisti sottolineano come il gruppo stia ora identificando i brand meno performanti o meno redditizi, in un momento di maggiore pressione sul business.
Negli ultimi mesi, alcune operazioni di dismissione sono già state concluse. LVMH ha ceduto Off-White, fondato da Virgil Abloh, al gruppo americano Bluestar Alliance. Ha inoltre venduto le attività in Cina del travel retailer DFS e ha restituito la partecipazione nel marchio di Stella McCartney alla stilista stessa.
Resta incerto il destino di Marc Jacobs: una trattativa avanzata con Authentic Brands Group non è andata a buon fine, lasciando aperte diverse possibilità per il futuro del marchio.
Anche il comparto beauty è sotto osservazione. LVMH starebbe valutando la cessione di Make Up For Ever e Fresh, ritenuti meno in linea con il posizionamento premium dominato da Dior Beauty e Guerlain. In discussione ci sarebbe anche la quota in Fenty Beauty, creata insieme alla cantante Rihanna.
Tra le divisioni più in difficoltà figura Moët Hennessy, che potrebbe cedere marchi come Eminente e Joseph Phelps Vineyards. Ulteriori dismissioni sono allo studio anche nel travel retail e nei media, incluso il quotidiano Le Parisien, acquisito nel 2015 ma ancora in perdita. Su questo dossier emergono anche divergenze all’interno della famiglia Arnault, con opinioni diverse tra i figli del fondatore.
Nonostante la fase di razionalizzazione, non si tratta di una situazione di crisi finanziaria. Nel primo trimestre del 2026, LVMH ha registrato ricavi pari a 19,1 miliardi di euro, mostrando una buona tenuta nonostante le difficoltà globali, tra cui il conflitto in Medio Oriente che ha inciso sulle vendite e sul turismo. La direttrice finanziaria Cécile Cabanis ha sottolineato come la strategia sia selettiva: migliorare i brand in difficoltà o, se necessario, trovare per loro una collocazione più adatta.
Nel frattempo, Arnault continua a dimostrare fiducia acquistando azioni del gruppo e ribadendo la propria visione positiva sul lungo periodo. Tuttavia, ha anche evidenziato come le prospettive future restino legate all’evoluzione dello scenario geopolitico. Dall’inizio dell’anno, il titolo LVMH ha registrato un calo significativo, riflettendo le incertezze che interessano l’intero settore del lusso.


