Per la prima volta dalla sua fondazione, la Fondation Beyeler dedica una grande mostra monografica a Paul Cézanne, figura chiave della storia dell’arte e autentico ponte tra Ottocento e modernità. Un progetto espositivo di respiro internazionale che riunisce circa ottanta opere, concentrandosi sull’ultima, decisiva fase della carriera del pittore di Aix-en-Provence: il periodo in cui la pittura smette di imitare la realtà per diventare costruzione, pensiero, visione.
Il percorso presenta Cézanne in tutta la sua complessità e potenza poetica: ritratti enigmatici, scene di bagnanti sospese tra classicità e astrazione, nature morte rigorose e, soprattutto, i paesaggi della Provenza, trasformati in un linguaggio universale. Al centro, come un’ossessione fertile, la Montagna Sainte-Victoire, osservata e dipinta da angolazioni sempre diverse, fino a diventare un vero laboratorio visivo.
La mostra riunisce 58 dipinti a olio e 21 acquerelli provenienti da alcuni dei più importanti musei del mondo – dal MoMA al Metropolitan Museum, dal Musée d’Orsay alla Tate – accanto a prestiti eccezionali da collezioni private raramente accessibili. Tra questi spiccano opere mai esposte prima al pubblico e confronti inediti, come le due celebri versioni dei Giocatori di carte e gli acquerelli del ragazzo con il panciotto rosso, presentati fianco a fianco per la prima volta. Particolarmente significativa anche la presenza di nove vedute dedicate alla Montagna Sainte-Victoire, cuore simbolico e concettuale dell’intero progetto.
Il racconto espositivo prende avvio dagli anni Ottanta dell’Ottocento, quando Cézanne si emancipa definitivamente dall’Impressionismo e sviluppa una grammatica pittorica autonoma. Abbandonata la prospettiva tradizionale, l’artista inizia a costruire lo spazio attraverso il colore, trasformando la tela in un campo di tensioni tra luce, forma e percezione. Non si tratta più di rappresentare la natura, ma di renderne visibile l’esperienza stessa del vedere.
È in Provenza, sua terra natale, che Cézanne trova il terreno ideale per questa rivoluzione silenziosa. I suoi paesaggi non sono semplici vedute, ma strutture visive dense, in cui la natura diventa architettura cromatica. La Montagna Sainte-Victoire, dipinta in decine di versioni, è il banco di prova di questa ricerca: un soggetto apparentemente immobile che cambia volto a ogni variazione di luce, di distanza, di sguardo. Qui Cézanne mette a punto il suo metodo fatto di pennellate e macchie di colore, le celebri sensations colorantes, che influenzeranno in modo decisivo artisti come Picasso e Braque.
Accanto al paesaggio, la mostra approfondisce altri nuclei fondamentali della sua opera. I bagnanti, ad esempio, in cui il corpo umano si fonde con l’ambiente naturale in una continuità quasi organica, lontana da ogni idealizzazione accademica. Le nature morte, solo in apparenza semplici, rivelano invece una ricerca ossessiva di equilibrio e stabilità, dove frutti, tessuti e oggetti quotidiani diventano volumi carichi di peso e presenza. Non manca infine il tema del teschio, che introduce una riflessione più intima sulla caducità e sul tempo, trattata con lo stesso rigore formale riservato agli altri soggetti.
Un aspetto affascinante dell’esposizione è l’attenzione alle opere lasciate volutamente “aperte”, in cui parti della tela restano non dipinte. L’incompiuto diventa così una scelta consapevole, un invito allo spettatore a entrare nel processo creativo dell’artista e a completarlo idealmente con il proprio sguardo.
A chiudere il percorso, un’esperienza immersiva e contemporanea: un atelier allestito all’interno del museo permette al pubblico di sperimentare la tecnica dell’acquerello tanto cara a Cézanne. E, come epilogo, la première mondiale del cortometraggio Cézanne on Art (2025), firmato dal pittore Albert Oehlen e dal regista Oliver Hirschbiegel, girato nei luoghi reali che hanno ispirato il maestro francese. Un dialogo tra arte, filosofia e paesaggio che restituisce tutta la forza senza tempo del suo pensiero.
Curata da Ulf Küster, Senior Curator della Fondation Beyeler, la mostra Cézanne si conferma come uno degli appuntamenti culturali più rilevanti della stagione europea: un omaggio raffinato e profondo a colui che, come disse Picasso, è stato davvero “il padre di tutti noi”.


