In Italia lo shopping non è più un semplice complemento del viaggio, ma una vera e propria motivazione di scelta della destinazione. Le città d’arte e le capitali della moda stanno intercettando flussi sempre più qualificati, dando vita a modelli distinti di shopping tourism. In questo scenario, Firenze e Milano emergono come poli complementari, ciascuno con una propria identità e un diverso impatto economico.
Firenze si conferma la città dove la percentuale di turisti che entra nei negozi è più alta. Il centro storico compatto, l’equilibrio tra patrimonio culturale e retail e la forte presenza di botteghe e brand legati al Made in Italy rendono lo shopping parte integrante dell’esperienza di visita. Qui l’acquisto è diffuso, trasversale, spesso impulsivo ma fortemente legato all’autenticità del luogo.
Milano, invece, gioca su un altro piano. Meno visitatori che comprano, ma uno scontrino medio nettamente superiore. Il capoluogo lombardo si conferma una destinazione di spesa ad alto valore, dove il turismo intercetta il lusso, le collezioni stagionali e l’offerta internazionale. Via Montenapoleone, insieme ai distretti del quadrilatero e alle nuove polarità urbane, continua a rappresentare un riferimento globale per il retail di fascia alta.
Il dato interessante non è la competizione tra le due città, ma la diversità dei modelli. Firenze esprime uno shopping tourism “esperienziale”, legato al racconto del territorio e alla tradizione manifatturiera. Milano, al contrario, incarna uno shopping tourism “aspirazionale”, connesso al sistema moda, agli eventi internazionali e a un pubblico globale con alta capacità di spesa.
A fare da sfondo, una tendenza comune: la crescente centralità del Made in Italy, che resta il principale driver di acquisto per i visitatori stranieri, insieme a una rinnovata attenzione verso prodotti artigianali e identitari. Anche il turismo urbano evolve, intrecciandosi sempre più con business travel, fashion week, fiere e grandi eventi.
Nel complesso, lo shopping tourism si conferma una leva strategica per le città italiane, capace di generare valore non solo per il commercio, ma per l’intero ecosistema urbano. Firenze e Milano mostrano che non esiste un solo modello vincente: ciò che conta è la capacità di trasformare l’acquisto in esperienza, coerente con l’anima della città.


