Tra Milano e Parigi, il 16 e 17 dicembre prossimi, andrà all’asta un pezzo che ogni appassionato di storia postale sogna di vedere — e forse possedere.
Al centro dell’asta c’è il francobollo considerato il più raro d’Italia. Si tratta di un esemplare del 1859, emesso sotto il Regno di Sicilia, da “1/2 grano”: un errore di colore — azzurro invece che giallo — che lo rese immediatamente un unicum. Solo due copie sono note (una alquanto deteriorata).
Il lotto parte da una base di 250.000 €, ma la stima arriva fino a mezzo milione.
Un prezzo che rappresenta non solo rarità, ma un frammento concreto della complessa storia preunitaria italiana — e un simbolo del collezionismo filatelico d’élite.
Non è però solo la rarità del Regno di Sicilia a catalizzare l’attenzione. Tra i lotti in vendita spicca anche una busta del 1857 da Pontremoli a Genova, affrancata per 4,80 lire, riconosciuta come «la più spettacolare affrancatura del Ducato di Parma».
Questa busta — connessa a un periodo storico delicato, quando il Ducato era sotto la reggenza della madre di Roberto I di Parma — rappresenta una delle massime rarità non solo per Parma, ma per tutti gli “Antichi Stati italiani”.
Il valore stimato del lotto: tra 80.000 e 120.000 €. Anche in questo caso, non si tratta di semplice collezionismo, ma di un oggetto che conserva la memoria di un’Italia frammentata, prima dell’unità.
In totale, l’asta comprende 30 emissioni parmigiane datate tra 1852 e 1859, con stime che variano dai 200 ai 7.000 €.
Per appassionati e collezionisti, può essere un’occasione irripetibile: possedere non solo un francobollo o una busta, ma un pezzo di storia postale — uno di quei manufatti che raccontano come funzionava la corrispondenza (!) quando l’Italia era un mosaico di Stati, ducati e regni.
Se da un lato il mercato filatelico premia la rarità estrema (errori di colore, buste affrancate d’epoca, pezzi unici), dall’altro queste aste servono a tenere viva la memoria di un passato spesso trascurato.
La vendita di questo patrimonio — che dovrebbe essere parte della memoria collettiva — in mano a privati e collezionisti pone una domanda: quanta storia privata torna pubblica, e quanta resta nascosta in collezioni riservate?
Infine: per i collezionisti più seri, la storia postale è una disciplina a sé stante: non è solo “pezzetti di carta” da accumulare, ma documenti di comunicazione, di percorsi, di relazioni — talvolta con decenni sulle spalle.
L’asta di dicembre non sarà dunque solo un evento per specialisti, ma un piccolo «atto di conservazione» — o di dispersione — di una memoria collettiva. Il francobollo più raro d’Italia, la busta parmigiana del Ducato, le emissioni degli anni Cinquanta dell’Ottocento: non pezzi da museo, ma da collezione.


