Nel 2025, il mondo del lusso navale assiste al lancio di un progetto senza precedenti: il gigayacht Ulyssia, destinato a diventare — se tutto andrà secondo i piani — la residenza galleggiante privata più grande mai concepita. Con una lunghezza stimata tra i 320 e i 324 metri, supera di decine di metri non solo i più grandi yacht attuali, ma anche l’iconica RMS Titanic, conferendosi ambizioni da “nuova era” del vivere sul mare.
Il progetto: come sarà Ulyssia
- Cantieristica e design — Ulyssia sarà costruito dal cantiere tedesco Meyer Werft, con inizio lavori previsto tra la fine del 2025 e il 2026, a Papenburg, e consegna stimata entro il 2029.
- Dimensioni e scala — Lunga circa 320-324 metri, con decine di ponti, Ulyssia raddoppia (e anche più) la lunghezza di molti superyacht attuali.
- Residenze & suite — A bordo non ci sarà un solo proprietario-aristocratico, bensì 133 residenze private e 22 suite ospiti, acquistabili o affittabili: un concetto più vicino a un condominio di lusso che a uno yacht tradizionale.
- Lifestyle di bordo — Ulyssia ambisce a essere molto più di un mezzo di trasporto: spa, piscine, beach-club, lounge, gourmet market, aree sportive e per il benessere, un’esperienza simile a quella di un hotel a 5 stelle.
Ulyssia ridefinisce l’idea stessa di yacht: non più un gioco da ricchi per vacanze occasionali, ma una comunità residenziale di massimo lusso che viaggia per il mondo. Un’idea che unisce stabilità (residenza permanente) e mobilità (i mari come “quartiere globale”).
Contro: praticità, costi, scala — e dubbi realizzativi
- Dal punto di vista logistico, un’imbarcazione di queste dimensioni pone sfide enormi: porti adatti, ormeggi, manutenzione.
- Anche il modello economico: le residenze costeranno decine di milioni (o più), e l’uso reale — soprattutto se paragonato a uno yacht privato — potrebbe risultare complesso e limitato.
- Infine, va mantenuto un sano scetticismo: progetti così ambiziosi, oltre a richiedere investimenti giganteschi, spesso evolvono nel tempo, con ritardi, modifiche o — in casi estremi — cancellazioni.
Molti articoli recenti esaltano Ulyssia presentandolo come “più lungo del Titanic di ~30 metri”.
È un paragone simbolico e suggestivo: bastano alcune cifre per comprendere cosa significhi questa affermazione. Il Titanic, costruito all’inizio del Novecento, misurava circa 269 metri; Ulyssia sfonda la soglia dei 320 metri, e con volumi e spazi pensati per l’abitare quotidiano, rappresenterebbe una rivoluzione — non una mera “versione aggiornata” di una nave storica, ma qualcosa di totalmente nuovo. Tuttavia: il fatto che sia “più lungo” non è di per sé una garanzia di successo, comodità o praticità.
Ulyssia non è una mera provocazione del lusso: quanto piuttosto il tentativo di creare un nuovo paradigma del vivere contemporaneo. Una metropoli in miniatura che naviga sugli oceani, una dimora che si sposta, una comunità globale di privilegiati con vista tramonto su Porto Cervo, Monaco, Santorini o qualche arcipelago remoto.
Ma realizzare tutto questo — e farlo funzionare davvero — richiede un salto non solo tecnico o economico, bensì culturale: accettare che, per alcuni, casa non sia più un luogo fisso, ma un orizzonte in continuo movimento. Se Ulyssia saprà compensare i sogni con la concretezza — infrastrutture, governance, manutenzione — potremmo davvero essere testimoni di un’era nuova: quella dell’“abitare il mondo”, senza fissa dimora.
Fino ad allora, resta un progetto affascinante, simbolo di eccesso e di aspirazioni estreme: un’eco contemporanea del Titanic — ma con appartamenti da milioni di euro.


