Tra le volte silenziose della Pinacoteca di Brera, la moda ha pronunciato il suo commiato. La sfilata di Giorgio Armani per la primavera‑estate 2026 – ultimo capitolo stilistico concepito personalmente dallo stilista scomparso quest’anno – ha saputo trasformarsi in una celebrazione intima e collettiva della sua eredità.
Quella che avrebbe dovuto essere una festa per i cinquant’anni della maison è diventata invece una testimonianza di affetto e riconoscenza. Ospiti d’eccezione, da Cate Blanchett a Spike Lee, da Marisa Berenson a Paola Cortellesi, hanno condiviso al pubblico frammenti di ricordi e parole che regalavano un’idea viva dell’uomo dietro il mito.
Un viaggio visivo tra Pantelleria e Milano
La collezione, dal titolo Pantelleria, Milano, incarna il dialogo tra due poli cari al couturier: la fluidità materica dell’isola e la geometria urbana meneghina. I tessuti, in una danza di leggerezza, sfilano con grazia sulla pelle; le tonalità spaziano da neutri greige e nuance marine fino a tocchi di viola orientale, intrecciando contrasti armoniosi.
Nella successione del racconto visivo, la passerella ha oscillato tra austerità sartoriale e morbida poetica: completi rigorosi si sono alternati ad abiti decostruiti, in un crescendo che culmina in un vestito memorabile, impreziosito dalla stampa del volto di Armani. Quell’abito – fulcro simbolico – è stato percepito come l’addio più sensibile e pregnante: uno sguardo finale da parte dell’artista verso il suo mondo.
Volti e voci dell’addio
La serata non è stata impreziosita solo dai capi, ma dalla presenza di chi ha accompagnato Giorgio nella sua carriera: muse, attrici e amici hanno calcato la scena con profonda partecipazione. Katherine Blanchett lo ha ricordato come “autentico e sincero”; Lauren Hutton ha evocato il suo ruolo di artefice del cambiamento nella moda; Glenn Close, in smoking bianco, ha parlato della loro amicizia plurisecolare; Marisa Berenson lo ha definito “eterno”.
La musica dal vivo di Ludovico Einaudi ha tessuto la cornice emotiva della serata, offrendo un sottofondo sobrio e incisivo, capace di accentuare la forza dell’immagine e del ricordo.
Un’eredità che resiste
La sfilata ha incarnato il desiderio di Giorgio Armani di comunicare ancora una volta il suo codice estetico: un’eleganza piena ma leggera, un equilibrio tra rigore e fluidità, un teatro silenzioso di tessuti e forme che appartiene al passato ma guarda al futuro.
Non è stato solo un omaggio finale, ma piuttosto un’ultima dichiarazione di stile: un gesto che suggella un’era e, insieme, invita i futuri interpreti della moda a portare avanti una visione fatta di misura, sensibilità e memoria.


