L’ultimo rapporto congiunto di Istat e Banca d’Italia disegna un quadro economico che sa di “illusione statistica” più che di reale miglioramento del benessere delle famiglie italiane. Secondo l’analisi ufficiale, alla **fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto i 11.732 miliardi di euro, con 199.000 euro pro capite. A prima vista sembrerebbe un record storico: un incremento del 2,8% rispetto al 2023 a prezzi correnti, il livello più alto dal 2005.
Tuttavia, archiviata l’euforia delle cifre nominali, emerge una verità più prosaica e meno confortante. Quando si tiene conto dell’inflazione, in particolare della fiammata dei prezzi vissuta nel 2022, la ricchezza delle famiglie italiane è in realtà inferiore di oltre il 5% rispetto al 2021. In altre parole, il potere d’acquisto complessivo dei patrimoni è diminuito: i conti, infatti, non tengono il passo con l’aumento dei prezzi reali.
Questo fenomeno è il frutto di dinamiche macroeconomiche complesse: il valore nominale degli asset è salito — spinto in buona parte dall’aumento dei prezzi delle attività non finanziarie, come gli immobili, e delle attività finanziarie, fra cui fondi comuni e titoli — ma questo incremento non basta a compensare l’erosione del valore reale causata dall’inflazione.
In termini pratici, significa che, nonostante le superfici patrimoniali delle famiglie italiane siano cresciute in euro, la loro ricchezza effettiva — ciò che possono comprare con quei soldi — è peggiorata rispetto a cinque anni fa. Per molte famiglie, soprattutto quelle con risorse limitate o con risparmi tenuti in asset poco dinamici, l’inflazione ha agito come un “coltello nei bilanci domestici”.
Gli economisti sottolineano che la crescita nominale dei patrimoni non equivale automaticamente a un miglioramento delle condizioni di vita. Con l’inflazione che ha eroso redditi e risparmi, una ricchezza nominale crescente può nascondere una perdita di potere d’acquisto reale. Per esempio, un’abitazione può valere di più in termini di mercato, ma se contemporaneamente aumentano i costi della vita, quella ricchezza “su carta” può non tradursi in un maggiore benessere quotidiano.
La situazione italiana non è un caso isolato, ma rientra in una più ampia tendenza europea in cui la ripresa post-pandemia è stata rallentata dall’inflazione, con impatti significativi sulle famiglie. Nell’Unione Europea, solo pochi Paesi mostrano una ricchezza reale pro capite stagnante o in calo, mentre in altri stati avanzati si osserva una crescita più robusta del reddito reale nel lungo periodo.
Questo contesto solleva interrogativi sulla sostenibilità del modello economico attuale e sulla capacità delle politiche pubbliche di tutelare i redditi delle famiglie italiane, mettendo al centro temi come la redistribuzione, la stabilità dei prezzi e il potere d’acquisto reale.


