È tempo di tirare le somme dopo VO Vintage Vicenza 2026, l’evento italiano dedicato all’orologeria e alla gioielleria d’epoca che si è svolto a metà gennaio con una partecipazione in crescita e un pubblico sempre più eterogeneo. L’edizione appena conclusa non ha solo confermato numeri in aumento – con più espositori e visitatori rispetto allo scorso anno – ma ha anche evidenziato una trasformazione culturale profonda nel modo di guardare gli orologi vintage.
Un fenomeno in espansione: dal mercato alla cultura
Contrariamente a chi lo bollerebbe come trend passeggero, il vintage nel mondo dell’orologeria si è trasformato in qualcosa di molto più solido e strutturato. L’aumento di espositori specializzati, workshop dedicati e conferenze di approfondimento durante VO Vintage dimostra che l’interesse non è più solo estetico o nostalgico, ma culturale e collezionistico: si parla di autenticità, provenienza, rarità e valore storico dei pezzi, non semplicemente di estetica retrò.
Questa direzione è coerente con l’andamento globale del mercato degli orologi di lusso: secondo analisi di settore, sempre più acquirenti cercano modelli con storia e significato, preferendo reti di mercato secondario solide e pezzi con heritage rispetto alle novità effimere.
Vintage NON è solo nostalgia: è scelta consapevole
Il fascino degli orologi vintage va oltre il semplice richiamo al passato. Ogni segnatempo è percepito come un oggetto con una propria storia – ogni patina, graffio o segno di usura racconta una narrazione che nessun modello nuovo riesce a replicare completamente. Questo significa che chi acquista un orologio vintage non sta cercando soltanto un accessorio, ma un’esperienza emotiva e identitaria.
Inoltre, nelle discussioni tra appassionati e collezionisti si riscontra un crescente riconoscimento dell’orologio come bene durevole e potenziale investimento di valore – pur senza idealizzarlo come garanzia di guadagno, ma piuttosto come parte di un patrimonio personale da custodire e tramandare.
Trend 2026: tradizione che dialoga con la modernità
Il vintage non si limita a celebrare il passato. Sul mercato osserviamo tre dinamiche principali:
- Neo-Vintage e riedizioni moderne: brand e collezionisti riscoprono modelli iconici degli anni ’60, ’70 e ’80, reinterpretandoli con materiali e tecnologie attuali.
- Dimensioni classiche: la tendenza verso casse più piccole (36–40 mm) richiama direttamente le proporzioni dei classici vintage, rompendo con il predominio delle dimensioni oversize degli ultimi anni.
- Riscoperta dei marchi storici meno mainstream, che fino a poco tempo fa venivano trascurati dal grande pubblico ma oggi attirano attenzione grazie alla loro originalità e alla loro storia.
Questi segnali, confermati dalle vendite, dalle aste e dai feedback degli operatori, delineano un quadro in cui il vintage si consolida non come moda effimera, ma come elemento strutturale del mercato orologiero del 2026 e oltre.
Da Vicenza a Milano, l’orologeria vintage sta vivendo una fase di maturazione culturale ed economica. Più che moda, è una riscoperta dei valori autentici dell’oggetto, un dialogo tra passato e presente e una scelta sempre più consapevole da parte di collezionisti e neofiti. Se la tendenza proseguirà su questo binario, potremmo guardare al vintage non come a una nostalgia estetica, ma come a una vera e propria filosofia del tempo da custodire – letteralmente – al polso.


