In Paraguay è stato siglato l’accordo commerciale tra Unione Europea e paesi del Mercosur — Brasile, Uruguay, Paraguay e Argentina — un’intesa attesa da circa vent’anni e che ha suscitato vivaci polemiche, in particolare nel comparto agricolo europeo. La Commissione europea considera invece l’intesa una mossa strategica: elimina barriere tariffarie verso l’America Latina, coinvolgendo circa 700 milioni di persone e una quota significativa del PIL mondiale.
La firma è avvenuta ad Asunción, presso il Banco Central del Paraguay — luogo simbolico, visto che qui, negli anni ’90, nacque il Mercosur — alla presenza del Commissario europeo per il Commercio, Maroš Šefčovič, e dei rappresentanti dei quattro Stati sudamericani. L’accordo dovrà ora essere ratificato dal Parlamento europeo per entrare definitivamente in vigore nell’UE.
La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha accolto con favore l’intesa, sottolineandone il valore politico e commerciale, mentre il presidente del Consiglio europeo, António Costa, ha definito il patto come un segnale di apertura multilaterale di fronte a politiche più protezionistiche altrove.
Sul piano pratico, il testo prevede l’azzeramento dei dazi su gran parte degli scambi: circa il 91% delle esportazioni europee verso il Mercosur e il 92% di quelle sudamericane verso l’UE. Tra i dati evidenziati dalla Commissione figurano riduzioni tariffarie significative per settori come il vino (-35%), i formaggi (-28%), l’automotive e i ricambi (-35%), i macchinari (-20%) e la chimica (-18%). Secondo le stime comunitarie, l’accordo potrebbe tradursi in un incremento del 55% delle esportazioni agroalimentari europee verso l’area e contribuire alla creazione di circa mezzo milione di posti di lavoro legati all’export.
Per l’Italia, il mercato Mercosur vale oggi circa 16,4 miliardi di euro di scambi; la liberalizzazione prevista per il 91% del commercio con l’area potrebbe avere un effetto rilevante sull’economia nazionale, sostenendo — secondo le valutazioni citate — 3,4 milioni di posti di lavoro connessi all’export, ossia circa un occupato su sette. Le relazioni commerciali con l’area spaziano dall’automotive alla chimico-farmaceutica, dai macchinari alle apparecchiature elettriche, fino a acciaio e materie plastiche.
Nel settore agroalimentare l’export italiano verso il Mercosur vale circa 489 milioni di euro. L’accordo include inoltre il riconoscimento di 57 Indicazioni Geografiche protette, tra cui prodotti iconici come Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Aceto Balsamico di Modena, Prosecco e Grappa, con l’obiettivo di tutelare il valore territoriale delle produzioni europee.
Anche i servizi rientrano nel pacchetto: il comparto rappresenta circa 1,9 miliardi di euro annui di export italiano, con rilevanza per trasporti, turismo, servizi finanziari, TLC e digitali. Le misure previste dovrebbero favorire soprattutto le PMI — che costituiscono il 98% degli esportatori italiani — semplificando procedure e riducendo gli oneri amministrativi legati all’export.


