A vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella, avvenuta nel 2006, Palazzo Ducale di Genova dedica una grande retrospettiva a uno dei più rilevanti esponenti dell’arte italiana e internazionale del Novecento, Mimmo Rotella.
La mostra intitolata “Mimmo Rotella 1945-2005”, curata da Alberto Fiz, è realizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella e prodotta e organizzata da MetaMorfosi Eventi. Ripercorre oltre sessanta anni di attività dell’artista, restituendo la complessità e l’attualità di una ricerca che ha segnato in modo radicale il rapporto tra arte, immagine e società contemporanea.
L’esposizione è aperta al pubblico dal 24 aprile al 13 settembre prossimo, allestita nelle sale del Sottoporticato di Palazzo Ducale, e riunisce cento opere provenienti da musei, fondazioni e collezioni pubbliche e private, offrendo una lettura ampia e articolata della incessante ricerca artistica di Rotella, a partire dal 1945 fino al 2005.
La mostra, insieme ad alcuni dei più celebri lavori degli anni Sessanta, mette in luce la straordinaria varietà di tecniche e linguaggi che Rotella ha sviluppato nella sua carriera.
Il percorso si articola in sette sezioni tematiche e accompagna il visitatore attraverso le principali fasi della sua produzione. A dare avvio alla mostra sono tre opere su carta giovanili datate 1945, provenienti dalla Fondazione Mimmo Rotella, e si conclude con ‘Dance Dream’ del 2005, che sintetizza alcuni temi essenziali della sua ricerca sul cinema, offrendo così una visione esaustiva su sessanta anni di sperimentazione artistica.
L’artista è scomparso nel 2006 e quest’anno ricorre il ventennale della morte. L’importanza della mostra e il rigore nella selezione delle opere sono dimostrate anche dalla presenza a palazzo Ducale di ben tre opere fondamentali di Rotella esposte nella celebre Biennale del 1964, quella che vide il trionfo della celebre Pop Art americana. Si tratta di “Tenera è la notte” e “Violenza segreta” del 1963, oltre a “Birra!” del 1962.
Il décollage, nelle sue diverse declinazioni, rimane il filo conduttore della mostra. Gesto e simbolo radicale della poetica di Rotella, lo strappo si impone come atto assoluto e dirompente, un gesto al tempo stesso estetico e politico, capace di aprire nuovi varchi alla percezione e di mettere a nudo la verità nascosta dietro le immagini del consumo.
Come afferma il curatore Alberto Fiz “ non conta più ciò che si trova in superficie, ma l’aspetto frammentario e frammentato di una dimensione reale destinata a modificarsi sotto lo sguardo complice dell’osservatore. L’immagine crepitante esce dalla sua dimensione solipsistica per diventare parte di un progetto in continua evoluzione”.
Questo desiderio di andare oltre la superficie, indagando la materia nei suoi aspetti più profondi, avrebbe condotto l’artista negli anni Ottanta verso le sovrapitture, in dialogo con il ritorno alla pittura che caratterizza molte esperienze europee, tra cui la transavanguardia, senza rinunciare al confronto con il graffitismo, cosiccome Rotella negli anni Sessanta aveva saputo misurarsi con la pop art.
L’esposizione dedica poi uno spazio alle tele emulsionate in bianco e nero, realizzate durante gli anni di piombo, in cui Rotella abbandona l’universo delle celebrities per confrontarsi con uno dei momenti più drammatici della storia italiana. Ne nasce una sorta di reportage personale visivo costruito non sulla realtà diretta, ma sulle immagini restituite dai media, filtrate e rielaborate attraverso il suo linguaggio artistico.
L’indagine degli anni Ottanta è poi documentata da lavori estremamente significativi, come testimonia “Large green blank” del 1980, un’opera di tre metri proveniente dalla Fondazione Mimmo Rotella, in cui l’artista fa tabula rasa coprendo l’immagine nella sua totalità, lasciando liberi soltanto i bordi, oppure l’opera “Attenti” del 2004 , un décollage su lamiera, anche esso di tre metri, in cui compare l’immagine di una tigre che muggisce.
A Genova per la prima volta Rotella aveva realizzato il rito della lacerazione, una performance strappando i manifesti dai muri, compiuto nell’ottobre del 2004, in occasione della mostra ‘Arti e Architettura 1900-2000’, curata da Germano Celant per Palazzo Ducale. In mostra viene rappresentato un raro frammento dell’happening insieme a fotografie e a un documento filmato dell’evento.


