Il sistema fashion internazionale si lascia alle spalle la fase di espansione straordinaria seguita alla pandemia e si avvia verso un ciclo più maturo, caratterizzato da ritmi di crescita contenuti e maggiore attenzione alla sostenibilità finanziaria. È quanto emerge da un’analisi dell’area studi di Mediobanca, che fotografa un settore da 541 miliardi di euro nel 2025, in aumento dello 0,9% rispetto all’anno precedente e nettamente sopra i livelli pre-Covid.
Dopo il rimbalzo degli anni immediatamente successivi all’emergenza sanitaria, il comparto mostra oggi un andamento più selettivo. A sostenere i risultati è soprattutto lo sportswear, che tra il 2019 e il 2025 registra la crescita più marcata, spinto dalla domanda legata a benessere e attività fisica. Più articolata la dinamica del lusso, che pur restando solido evidenzia un rallentamento rispetto ai picchi recenti, mentre il segmento lifestyle procede con uno sviluppo più moderato.
Sul fronte dei grandi gruppi, la leadership globale resta saldamente nelle mani di LVMH, seguita da Inditex e Nike. Tra i principali player figurano anche Adidas, H&M e Fast Retailing. L’Europa continua a rappresentare il fulcro del settore in termini di ricavi, seguita dagli Stati Uniti.
Nel panorama italiano si distingue Prada, che guadagna posizioni nel ranking globale, affiancata da realtà come Oniverse, Moncler e Giorgio Armani.
Dal punto di vista della redditività, il settore entra in una fase di normalizzazione dopo i livelli elevati del post-pandemia. I margini operativi medi risultano in calo, pur restando superiori a quelli precedenti al 2020. Il lusso si conferma il segmento più profittevole, mentre il lifestyle mostra segnali di recupero strutturale.
I primi mesi del 2026 indicano però un cambio di passo: i ricavi tendono a stabilizzarsi e la crescita appare sempre più legata alla forza dei marchi e alla capacità di costruire relazioni solide con i consumatori, più che all’espansione dei volumi. Anche i mercati finanziari riflettono questa fase, con il comparto moda in flessione dopo anni di performance superiori alla media.
Parallelamente, si intensificano le operazioni di consolidamento. Fusioni, acquisizioni e riorganizzazioni societarie stanno ridisegnando gli equilibri del settore, confermando una tendenza verso una maggiore concentrazione e una gestione più strategica degli asset.
Il quadro complessivo delineato da Mediobanca è quello di un’industria che entra in una nuova fase: meno crescita diffusa, maggiore selettività e un ritorno centrale al valore del brand come principale motore competitivo.


