Il design si conferma uno dei pilastri dell’economia italiana, capace di coniugare creatività, innovazione e competitività internazionale. È quanto emerge dal rapporto “Design Economy 2026”, presentato a Milano da Fondazione Symbola insieme a Deloitte Private, POLI.design e ADI Associazione per il Disegno Industriale. Il quadro che ne deriva è quello di un settore solido, in crescita e sempre più strategico per il futuro del Made in Italy.
In Italia il comparto conta circa 54 mila operatori tra imprese e professionisti, con 76 mila addetti e un valore aggiunto pari a 4 miliardi di euro. Numeri che consolidano la leadership del Paese anche a livello europeo, dove il design genera complessivamente 31 miliardi di euro di fatturato e oltre 356 mila occupati. L’Italia, da sola, contribuisce a una quota rilevante di questa ricchezza, confermandosi tra i principali motori del settore.
Al centro di questo sistema si trova Milano, che si conferma capitale del design con il 19% del valore aggiunto nazionale e oltre il 14% degli occupati. Il capoluogo lombardo ospita più di 7.300 imprese attive ed è sede del Salone del Mobile, la più importante manifestazione mondiale del settore, simbolo della capacità italiana di attrarre talenti, investimenti e visibilità internazionale. Accanto a Milano, anche città come Torino, Roma e Bologna contribuiscono a una rete sempre più diffusa, segno di un ecosistema in espansione.
Parallelamente cresce anche il sistema formativo: nell’anno accademico 2024/2025 si registrano 100 istituti e 369 corsi dedicati al design, in aumento del 5%. Se la Lombardia resta il principale polo attrattivo, si osserva un’espansione significativa anche nel Centro e nel Sud del Paese, a dimostrazione di una diffusione più ampia delle competenze. I risultati occupazionali confermano la solidità del settore: oltre il 92% dei laureati magistrali in design trova lavoro entro cinque anni, superando la media nazionale.
Un ruolo sempre più rilevante è giocato dall’intelligenza artificiale generativa, ormai integrata nei processi di lavoro: il 94% dei progettisti e delle organizzazioni ha consolidato le proprie competenze negli ultimi due anni. Più che sostituire la creatività umana, l’AI viene utilizzata come acceleratore, capace di migliorare efficienza, ridurre i costi e ottimizzare le risorse.
“La trasformazione digitale e, nello specifico, l’introduzione dell’intelligenza artificiale – dichiara Ernesto Lanzillo, partner e leader di Deloitte Private in Italia – rappresentano per tutto il settore del design una priorità per lo sviluppo e la crescita sostenibile. Per massimizzarne l’impatto è però fondamentale riprogettare processi e modelli operativi sulla base dell’IA, assicurando che il contributo umano sia valorizzato e non automatizzato. Le giuste competenze e un utilizzo appropriato di queste soluzioni da parte degli operatori del design possono tradursi in un’accelerazione capace di potenziare l’efficienza, ridurre i costi aziendali e ottimizzare le risorse. Integrare l’IA nel cuore delle organizzazioni è una sfida per tutto il settore, che richiede la capacità di mettere in relazione strumenti tecnologici ed esigenze manageriali tipiche del Made in Italy, al fine di creare connessioni operative e strategiche con cui guidare il cambiamento”.
“Anche quest’edizione del rapporto – spiega Cabirio Cautela, consigliere d’amministrazione di POLI.design – conferma la capacità attrattiva della Lombardia, e di Milano in particolare, per gli studenti di design italiani e internazionali. Allo stesso tempo si registra una crescita significativa degli iscritti nel Centro e nel Sud, spesso in connessione con le specializzazioni produttive locali. È importante notare come questi dati incoraggianti sulla formazione procedano in parallelo con quelli occupazionali: il design resta un settore in salute e si osserva una sostanziale coerenza tra la natura degli studi e la tipologia di lavoro svolto. Il rapporto sottolinea inoltre la posizione ormai consolidata dell’AI, vera e propria infrastruttura di lavoro utilizzata quotidianamente da progettisti e organizzazioni. L’intelligenza artificiale generativa è percepita come un acceleratore di processi, più che come un agente creativo, ruolo in cui l’essere umano resta centrale”.
In questo contesto, il design si conferma non solo un motore economico, ma anche una leva culturale e strategica per affrontare le sfide della sostenibilità. Tra transizione digitale e cambiamento climatico, il settore è chiamato a progettare prodotti sempre più efficienti, riciclabili e in linea con i principi dell’economia circolare. La sfida, oggi, è integrare innovazione tecnologica e visione umanistica, mantenendo il design al centro delle trasformazioni economiche e sociali del Paese.
“I dati del rapporto Design Economy 2026 –dichiara Luciano Galimberti, presidente ADI-confermano la solidità e la centralità di un settore che non solo genera valore economico e occupazione qualificata, ma contribuisce in modo determinante alla costruzione dell’identità del Made in Italy nel mondo. Infrastruttura culturale prima ancora che economica: uno strumento critico capace di orientare l’innovazione e dare forma ai processi produttivi. I dati restituiscono l’immagine di un sistema maturo, in cui Milano agisce da nodo propulsivo ma all’interno di una rete sempre più diffusa. In questo contesto, la sfida è governare le trasformazioni, tecnologiche e sociali, riaffermando il ruolo del progetto come pratica consapevole, responsabile e profondamente umanistica”


