Le tensioni geopolitiche in Iran stanno producendo effetti anche su Swatch Group. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il colosso dell’orologeria ha segnalato un impatto diretto sulle vendite nella regione, dove – escludendo l’Arabia Saudita – il gruppo gestisce oltre 200 punti vendita. Si tratta di un’area che, solo a gennaio, mostrava ancora una crescita significativa in quasi tutte le fasce di prezzo.
Nonostante i negozi restino operativi, il rallentamento del turismo rischia di compromettere un momento cruciale per il commercio, in coincidenza con la fine del Ramadan. Durante la presentazione annuale dei risultati, il CEO Nick Hayek ha sottolineato che la situazione “avrà inevitabilmente conseguenze”, lasciando intendere che l’azienda potrebbe rimodulare la propria offerta se il conflitto dovesse protrarsi e deprimere la domanda.
Il contesto è complesso non solo per Swatch, ma per l’intero settore del lusso. Il Medio Oriente rappresentava infatti uno dei pochi mercati dinamici in un quadro globale segnato dalla debolezza della Cina e dagli effetti delle politiche commerciali statunitensi sotto Donald Trump. Dall’inizio delle tensioni nell’area, il titolo Swatch ha perso circa il 16%.
Hayek ha però evidenziato un possibile effetto compensativo: i flussi turistici potrebbero spostarsi verso altre destinazioni, come l’Europa, favorendo le vendite nel continente. Inoltre, nei periodi di incertezza, i consumatori tendono comunque a spendere per beni discrezionali destinati ai propri cari, il che potrebbe sostenere marchi del gruppo come Tissot, Swatch, Hamilton e Longines.
Per quanto riguarda i risultati finanziari, già comunicati a fine gennaio, il gruppo ha registrato un calo dei ricavi del 6% nel 2025, attestandosi a 6,28 miliardi di franchi svizzeri. Ancora più marcata la contrazione della redditività operativa, ridottasi di oltre la metà. Tuttavia, il secondo semestre ha mostrato segnali di recupero: le vendite sono cresciute del 2,5%, con un’accelerazione nel quarto trimestre (+7,2%), pari a un incremento di 454 milioni di franchi su base globale.
Nonostante le difficoltà, Swatch mantiene una visione positiva per il futuro, prevedendo un miglioramento significativo sia nei volumi sia nelle vendite, con conseguente recupero della redditività. Rimane però una criticità rilevante: l’apprezzamento del franco svizzero, cresciuto del 15% rispetto al dollaro dall’inizio del 2025. Secondo Hayek, si tratta di un fattore il cui impatto è sottovalutato dalla banca centrale.
Il CEO ha anche risposto alle critiche degli investitori riguardo ai costi elevati legati alla strategia aziendale, che punta a preservare occupazione, capacità produttiva e scorte. Una scelta che, pur incidendo sui margini, garantisce maggiore flessibilità in vista di una possibile ripresa.
Infine, la presidente Nayla Hayek ha ribadito con fermezza l’impegno verso la produzione in Svizzera, escludendo qualsiasi delocalizzazione: l’azienda non intende spostare la produzione all’estero nemmeno per adattarsi a pressioni o convenienze locali.


