Il settore dell’orologeria svizzera ha mostrato un deciso recupero nel mese di febbraio, con un incremento del 9,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il risultato arriva dopo la flessione del 3,6% registrata a gennaio e porta il valore complessivo delle esportazioni a circa 2,2 miliardi di franchi svizzeri (circa 2,4 miliardi di euro). Si tratta di un segnale positivo per un comparto che negli ultimi mesi ha dovuto affrontare numerose difficoltà legate a tensioni geopolitiche e commerciali.
A trainare questa ripresa è stato soprattutto il mercato statunitense, che ha registrato una crescita significativa del 26,8%, dopo il calo del 14% del mese precedente. Gli Stati Uniti si confermano così un mercato chiave, rappresentando circa il 17% delle esportazioni totali del settore.
Il rimbalzo segue un periodo complesso, in particolare nel 2025, quando l’introduzione di dazi fino al 39% sulle importazioni svizzere negli USA aveva penalizzato la domanda. Le successive revisioni delle tariffe, applicate retroattivamente a partire da novembre, hanno contribuito a riattivare il mercato, che tuttavia rimane instabile e soggetto a variazioni.
A sostenere la crescita sono stati soprattutto i prodotti di fascia alta: gli orologi con prezzo superiore ai 500 franchi svizzeri hanno infatti registrato le performance migliori. Questo conferma la maggiore solidità del segmento del lusso, che tende a resistere meglio anche in contesti economici incerti.
Nonostante i segnali positivi provenienti dagli Stati Uniti, altre aree mostrano elementi di criticità. Il Medio Oriente, che recentemente aveva rappresentato un mercato dinamico, potrebbe subire un rallentamento a causa delle tensioni geopolitiche e della riduzione dei flussi turistici, fattore fondamentale per gli acquisti di beni di lusso. Negli Emirati Arabi Uniti si registra comunque una crescita del 5,1%, anche se le prospettive restano incerte.
In altri mercati si osservano andamenti differenziati: il Giappone segna un aumento del 23,7%, mentre la Francia registra un forte +57,1%, dato però influenzato in parte da spedizioni destinate ad altri Paesi più che da una reale espansione della domanda interna.
Nel complesso, il settore appare in fase di recupero, ma resta fortemente condizionato da fattori esterni come le politiche commerciali, le tensioni internazionali e l’andamento del turismo. Il miglioramento registrato a febbraio sembra quindi rappresentare più una pausa positiva che un cambiamento strutturale duraturo.


