Il mito del Salvator Mundi continua ad alimentare dibattiti tra storici dell’arte e collezionisti. Nel 2026 una delle versioni più affascinanti di questa celebre iconografia, il cosiddetto “Salvator Mundi de Ganay”, sarà presentata alla prestigiosa fiera TEFAF Maastricht, uno degli appuntamenti più importanti al mondo per il mercato dell’arte antica e dei capolavori museali.
A portarlo in fiera sarà la storica galleria londinese Agnews Gallery, che esporrà il dipinto attribuito alla bottega di Leonardo da Vinci, probabilmente realizzato sotto la supervisione diretta del maestro nel primo Cinquecento.
Il dipinto raffigura Cristo a mezza figura mentre benedice con la mano destra e regge con la sinistra una sfera simbolo del dominio sul mondo, un’iconografia molto diffusa nel Rinascimento ma che nella versione leonardesca raggiunge una straordinaria sintesi tra spiritualità, naturalismo e ricerca tecnica.
Il Salvator Mundi de Ganay, databile tra il 1505 e il 1515 circa, è considerato una delle versioni più importanti del modello ideato da Leonardo. Per lungo tempo alcuni studiosi lo hanno ritenuto addirittura tra gli esempi più vicini all’originale perduto del maestro.
Il soggetto è diventato celebre anche presso il grande pubblico dopo la vendita record del Salvator Mundi attribuito a Leonardo battuto da Christie’s nel 2017 per oltre 450 milioni di dollari, la cifra più alta mai pagata per un’opera d’arte in asta.
Negli ultimi anni il dipinto è stato oggetto di importanti studi scientifici da parte di istituzioni museali internazionali come il Musée du Louvre e il Museo Nacional del Prado.
Le analisi con riflettografia infrarossa hanno rivelato la presenza di un disegno preparatorio trasferito tramite la tecnica dello “spolvero”, un metodo tipico delle botteghe rinascimentali utilizzato anche nell’ambito della produzione leonardesca.
Gli studiosi hanno quindi interpretato l’opera come il lavoro di un allievo molto vicino al maestro, probabilmente realizzato nel contesto della bottega milanese e forse con un intervento diretto di Leonardo stesso.
Il dipinto vanta anche una provenienza di grande prestigio. Una delle prime attestazioni documentarie risale al 1866 quando l’opera venne esposta a Parigi nella collezione del barone de Lareinty. In seguito passò nelle mani della collezionista francese Martine de Béhague, grande appassionata di Leonardo.
Secondo le ricostruzioni storiche, l’opera potrebbe provenire originariamente da un convento disperso durante la Rivoluzione francese, prima di entrare nelle collezioni aristocratiche europee.
L’esposizione al TEFAF 2026 rappresenta un momento strategico per riportare il Salvator Mundi de Ganay al centro del dibattito internazionale su Leonardo e sulla produzione della sua bottega.
Durante la fiera il dipinto sarà accompagnato da una riproduzione a infrarossi a grandezza naturale che permetterà di osservare il disegno sottostante, offrendo al pubblico e agli studiosi una rara occasione di approfondimento sul processo creativo della bottega leonardesca.
In un mercato dell’arte sempre più attento alla ricerca scientifica e alla provenienza delle opere, il ritorno di un capolavoro legato al nome di Leonardo promette di essere uno degli highlight assoluti dell’edizione 2026 della fiera di Maastricht.


