Il gruppo Prada archivia il 2025 con risultati solidi e una crescita superiore alla media del settore del lusso. I ricavi netti hanno raggiunto i 5,718 miliardi di euro, segnando un incremento del 5% a cambi correnti e del 9% a cambi costanti. Nel dato è inclusa anche la prima contribuzione di Versace, consolidata a partire dal 2 dicembre, che ha aggiunto circa 65 milioni di euro.
Escludendo l’effetto dell’acquisizione, la crescita organica del gruppo si attesta attorno all’8%, un risultato che colloca Prada tra i gruppi più dinamici del comparto, insieme ad aziende come EssilorLuxottica e Brunello Cucinelli. Il 2025 segna inoltre venti trimestri consecutivi di espansione e il quinto anno di crescita di fila, un percorso che – come sottolineato dall’amministratore delegato Andrea Guerra – conferma la solidità del modello di business nonostante basi di confronto sempre più impegnative.
A sostenere i risultati continua a essere soprattutto Miu Miu, che si conferma il marchio più dinamico del portafoglio. Nel 2025 le vendite retail del brand sono aumentate del 35% a cambi costanti, dopo l’exploit straordinario registrato nel 2024. Anche nel quarto trimestre la crescita è rimasta sostenuta, con un incremento del 20%, distribuito in modo equilibrato tra categorie di prodotto e mercati. Nei primi nove mesi dell’anno il marchio ha contribuito a circa il 32% dei ricavi complessivi del gruppo.
Il brand Prada, invece, ha mostrato un andamento più stabile: le vendite retail del 2025 risultano sostanzialmente in linea con l’anno precedente, con un lieve calo dell’1% a cambi costanti, mentre il quarto trimestre ha registrato un piccolo miglioramento, segnando un +0,4%.
Nel complesso, il canale retail continua a rappresentare il principale motore di crescita per il gruppo, con un incremento del 9,3% nel corso dell’anno e dell’8,2% su base organica, sostenuto soprattutto dalle vendite a prezzo pieno e dalla performance dei negozi comparabili. Anche l’ultimo trimestre dell’anno ha mantenuto un ritmo positivo, con ricavi retail in aumento del 9,3%.
Dal punto di vista geografico, la crescita è stata diffusa in tutte le principali aree. L’Asia-Pacifico, mercato chiave per il gruppo, ha registrato un aumento del 6% a cambi correnti, che sale all’11% a cambi costanti. Le Americhe hanno evidenziato una crescita a doppia cifra sull’intero anno, con un +12%, sostenuta soprattutto dalla domanda domestica. In territorio positivo anche il Giappone, mentre il Medio Oriente ha mostrato un andamento particolarmente solido con un incremento dell’11%. Più moderata la crescita in Europa, che ha chiuso l’anno con un aumento del 2% a cambi correnti.
Sul fronte della redditività, l’Ebit adjusted ha raggiunto circa 1,3 miliardi di euro, con un margine del 23,2%, risentendo tuttavia dell’effetto diluitivo dell’ingresso di Versace. L’utile netto si è attestato a 852 milioni di euro, in lieve aumento rispetto all’anno precedente. Parallelamente il gruppo ha proseguito nel piano di investimenti strategici, con capex per 535 milioni di euro. La posizione finanziaria netta è passata da un saldo positivo di 600 milioni nel 2024 a un indebitamento netto di 466 milioni, anche in conseguenza dell’operazione Versace.
Proprio il rilancio della maison della Medusa rappresenta ora una delle principali sfide strategiche per il gruppo. Negli ultimi anni il marchio aveva registrato un progressivo calo dei ricavi sotto la gestione di Capri Holdings: dalle vendite superiori al miliardo di dollari nel 2023/2024 si è passati a circa 821 milioni di dollari nell’esercizio successivo, fino a scendere a 684 milioni di euro nel 2025.
Per invertire la rotta, Prada ha avviato un piano di rilancio che prevede una nuova governance – con Emmanuel Gintzburger amministratore delegato, Lorenzo Bertelli nel ruolo di executive chairman e Pieter Mulier alla direzione creativa – e un graduale riposizionamento commerciale. Il progetto punta a migliorare la qualità della distribuzione, rafforzare il canale retail e integrare progressivamente le piattaforme operative e digitali dei due gruppi. La completa separazione da Capri Holdings è prevista nella seconda metà del 2026.
Nel breve periodo, tuttavia, la fase di transizione potrebbe riflettersi sui conti. Prada prevede infatti che nel 2026 le vendite di Versace possano subire una temporanea flessione, legata al riposizionamento del marchio e al cambio di direzione creativa. Anche sul piano operativo sono attese perdite simili a quelle registrate nel 2025, mentre il ritorno a una crescita più strutturale è previsto a partire dal 2027, quando le nuove collezioni e il rafforzamento del brand dovrebbero contribuire a rilanciarne la desiderabilità sul mercato.

