Parigi — Sotto il cielo della Paris Fashion Week, la maison Yves Saint Laurent ha messo in scena uno dei momenti più attesi della stagione: la collezione Autumn/Winter 2026-2027 firmata da Anthony Vaccarello, un omaggio al leggendario Le Smoking che quest’anno celebra il suo 60° anniversario.
Vaccarello, al timone creativo di Saint Laurent dal 2016 e protagonista di un decennio di trasformazioni stilistiche, ha aperto la sfilata con una serie di completi sartoriali neri affilati e strutturati — reinterpretazioni contemporanee del tuxedo femminile che ha rivoluzionato la moda negli anni ’60. Questi smoking, presentati in diverse declinazioni — mono e doppiopetto, con tagli netti e linee pulite — non sono semplici riferimenti storici, ma la colonna vertebrale di una visione estetica che privilegia rigore, eleganza e presenza scenica.
Accanto alla forza del tailoring si sviluppa un’altra trama narrativa: quella della sensualità controllata. I materiali classici come il pizzo sono stati trasformati in forme più rigide e quasi architettoniche, dando vita a giacche e gonne che fondono la delicatezza con una tensione quasi scultorea. Slip dress scintillanti e abiti trasparenti in tonalità insolite si alternano ai capospalla «oversize» e alle pellicce finta in nuances calde, creando contrasti visivi tra leggerezza e struttura.
La palette cromatica rimane perlopiù radicata nei toni classici — nero profondo, marrone cioccolato, blu francese — con accenti che spezzano la monocromia senza perdere l’eleganza sobria che è marchio di fabbrica del brand. Anche il makeup e l’hair styling evocano un’estetica d’epoca: look puliti, chignon lucidi, occhi fumé e labbra intense completano la silhouette con un richiamo alla Parigi degli anni ’70 e ’80.
Più di un semplice tributo, la collezione riflette la posizione di Saint Laurent nel contesto attuale: una maison che guarda alla propria eredità con rispetto, ma che non si limita a riproporre codici vintage, piuttosto li reinventa con uno sguardo contemporaneo. Il ritorno del Le Smoking non è nostalgia sterile, bensì una dichiarazione di potere senza tempo, capace di incarnare l’idea di eleganza femminile in un’epoca in cui l’androginia e l’affermazione personale restano al centro del discorso moda.
In un momento in cui l’industria del lusso affronta turbolenze economiche e nuove dinamiche di mercato, Vaccarello ha dimostrato che l’audacia di reinterpretare un’icona può essere al contempo un atto di fedeltà alla storia e un gesto di innovazione stilistica, confermando ancora una volta Saint Laurent come punto di riferimento per chi cerca una moda che sappia parlare di presente senza rinnegare il proprio passato.


