Nel cuore dell’area archeologica di Pompei sta prendendo forma un progetto che attinge alle radici più profonde della storia mediterranea per trasformarle in un simbolo contemporaneo di cultura, sostenibilità e innovazione. Grazie a una forma speciale di partenariato pubblico-privato tra il Parco Archeologico di Pompei e il Gruppo Tenute Capaldo, con le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco, nascerà una vigna archeologica e una cantina con ciclo di produzione completo all’interno del sito storico, dove oltre 6 ettari di vitigni saranno coltivati secondo principi biologici e tecniche ispirate all’antichità.
Il progetto non è motivato esclusivamente da finalità commerciali: l’obiettivo dichiarato è ricostruire, studiare e far rivivere il ruolo del vino nella civiltà romana, integrando la viticoltura nella narrazione culturale del Parco e offrendo allo stesso tempo prodotti di qualità che raccontino l’identità territoriale campana attraverso vitigni autoctoni come Aglianico, Falanghina, Greco e Piedirosso.
Questa iniziativa è stata recentemente presentata anche a livello internazionale presso l’Istituto Italiano di Cultura di Londra, dove rappresentanti del Parco, esperti del settore e diplomatici si sono confrontati sulla visione culturale del progetto, pensata per valorizzare il patrimonio archeologico in chiave contemporanea e promuovere l’eccellenza italiana nel mondo.
La collaborazione coinvolge figure chiave del mondo accademico e scientifico, tra cui il professor Attilio Scienza dell’Università di Milano, e riflette un impegno di lungo periodo che va oltre i confini italiani, con tappe di presentazione previste in altre capitali culturali europee e oltre.
Secondo gli ideatori, il progetto rappresenta una nuova frontiera dell’archeologia applicata: non solo restituire un pezzo di memoria storica, ma trasformarla in esperienza sensoriale e conoscitiva per visitatori e appassionati di vino di tutto il mondo.


