Alla Milano Fashion Week, Max Mara porta in scena per l’autunno inverno 2026-2027 una collezione che sembra muoversi con passo lento e sicuro, come se provenisse da un tempo remoto ma fosse pensata per vivere nel presente. L’ispirazione nasce dalla figura di Matilde di Canossa, donna di potere e di visione, evocata non come riferimento storico da ricostruire fedelmente, ma come simbolo di autorevolezza femminile capace di attraversare i secoli.
La passerella racconta un’eleganza composta, mai ostentata, costruita su una presenza silenziosa ma fortissima. È l’idea di una donna che non ha bisogno di dimostrare nulla: si muove con naturalezza, governa lo spazio con discrezione, indossa abiti che sembrano accompagnarla più che definirla. Il risultato è una femminilità che unisce rigore e morbidezza, memoria e contemporaneità.
Al centro di tutto resta il cappotto, vero protagonista emotivo e visivo della collezione. Ampio, lungo, spesso portato aperto, scivola sul corpo con naturalezza e diventa il gesto stilistico più potente dell’intero guardaroba. Non impone una forma: la suggerisce. Non chiude la silhouette: la lascia respirare. Indossato sopra abiti in maglia, completi essenziali o volumi più morbidi, crea quell’eleganza disinvolta che sembra nascere senza sforzo. La palette si muove tra tonalità profonde e naturali — dal cammello iconico a sfumature che richiamano il mondo animale — costruendo un paesaggio cromatico caldo, compatto, quasi meditativo.

Il dialogo con il Medioevo emerge nei dettagli, mai letterali ma sempre percepibili. Le linee ricordano tuniche reinterpretate, le spalle si strutturano con un’energia che evoca armature stilizzate, gli stivali bassi risalgono la gamba con decisione. Inserti materici, rivetti metallici e superfici lavorate suggeriscono protezione, solidità, permanenza. Tutto però viene alleggerito da volumi morbidi e sovrapposizioni fluide che restituiscono movimento e modernità.
A dare coerenza a questo racconto sono i materiali: lane pregiate, cashmere, alpaca, mohair e superfici double-face creano una materia viva, tattile, avvolgente. Anche l’abbigliamento serale segue la stessa logica di continuità, mescolando fibre calde e riflessi luminosi per un’eleganza che non cambia registro tra giorno e notte ma si trasforma con naturalezza.
La visione creativa di Ian Griffiths si muove proprio in questa tensione tra passato e presente. Il riferimento storico diventa un linguaggio, non una citazione; un modo per raccontare forza, resilienza e dignità senza tempo. La scelta di lavorare su tonalità vicine tra loro accentua la concentrazione sulle forme, sulle strutture, sul gesto stesso del vestire, trasformando la monocromia in un esercizio di controllo e di equilibrio.
Ne emerge un guardaroba che non cerca effetti spettacolari ma costruisce presenza. Un’eleganza che non impone, ma resta. Come se la storia, invece di essere ricordata, continuasse semplicemente a camminare accanto a noi.


