Più che uno stile, è un atteggiamento. Il nuovo capitolo firmato da Alberto Caliri racconta Missoni come un modo naturale di stare dentro l’atto quotidiano del vestirsi, senza costruzioni forzate e senza l’ossessione della novità a ogni costo. È un processo che nasce dall’intuito, dall’istinto, dal piacere di accostare elementi diversi e lasciarli dialogare fino a trovare un equilibrio.
Questa spontaneità, che potremmo definire una forma di “magnificazione del reale”, è il filo conduttore di una narrazione che si sviluppa stagione dopo stagione con coerenza organica. Non c’è rottura, ma espansione. Non c’è bisogno di reinventare tutto, perché l’identità esiste già e continua a trasformarsi dall’interno.
Del resto, l’estetica Missoni nasce da un dialogo originario, quello tra Ottavio Missoni e Rosita Missoni, fondatori di un linguaggio costruito proprio sull’incontro tra differenze. In questa collezione, quel principio torna centrale e si manifesta soprattutto nella relazione tra maschile e femminile, che non si limita a convivere ma si sovrappone e si fonde.
La donna Missoni si appropria dell’armadio maschile con naturalezza, indossando i capi così come sono, senza trasformarli in dichiarazioni concettuali. Li integra, li fa propri, li attraversa senza rinunciare alla propria dimensione fluida e luminosa. Il risultato è una tensione continua tra struttura e movimento.
Da una parte si impongono capi solidi, quasi borghesi nella loro autorità: cappotti ampi con martingala, blouson dai volumi decisi, giacconi di shearling, blazer dal taglio netto e dal colletto definito, pantaloni con pince e piega marcata, bermuda di pelle portati con cintura. Sono elementi classici, ma ripensati nei volumi e nella presenza fisica.
Dall’altra emergono abiti longuette che accompagnano il corpo con movimento fluido, superfici che catturano la luce con riflessi metallici, costruzioni morbide che si stringono e definiscono la figura solo in alcuni punti, scandendo il passo con un ritmo quasi musicale.
A tenere insieme queste dimensioni interviene un sistema di accessori che avvolge e stratifica: lunghe sciarpe, colli ad anello, piccole stole in maglia, cappelli sospesi tra immaginario marinaro e spirito urbano, pump compatte e stivaletti bassi che radicano la silhouette al suolo.
Il linguaggio visivo del marchio, da sempre fondato sull’intreccio di pattern e colore, evolve qui in una direzione più sottile. La policromia non esplode, ma si concentra. Diverse tonalità dello stesso colore convivono in gradazioni ravvicinate, creando una profondità che invita lo sguardo ad avvicinarsi. Le differenze emergono nelle texture, nelle superfici, nelle geometrie tridimensionali che vibrano sotto la luce.
La palette si sviluppa attorno a tonalità organiche e dense — marrone, tabacco, ocra, cognac, latte, blu profondo — mentre check, fiammati e righe verticali si alternano con ritmo preciso, come variazioni su un tema continuo.
Il risultato non è mai decorativo in senso superficiale. È costruzione, stratificazione, avvolgimento. Il corpo resta sempre al centro: la sua energia, la sua presenza, il suo carattere.
In questa visione, vestirsi non è un gesto spettacolare, ma un processo vivo, che prende forma per accumulo, per accostamento, per sensibilità. Ed è proprio in questa dimensione quotidiana, concreta e allo stesso tempo intensificata, che il modo Missoni continua a riconoscersi e a rinnovarsi.

