In un contesto globale ancora segnato da instabilità geopolitiche, tensioni commerciali e rallentamenti della domanda, il settore del lusso guarda al 2026 con un cauto ottimismo. In particolare, l’Italia emerge come uno dei mercati più fiduciosi. Secondo il report Global Powers of Luxury 2026 di Deloitte, l’84% degli executive italiani del Fashion & Luxury prevede ricavi stabili o in crescita, un dato nettamente superiore alla media globale (66,9%). Anche sul fronte della redditività il sentiment resta positivo: il 70% si aspetta una tenuta o un miglioramento dei margini operativi, in linea con il quadro internazionale.
Lo studio, condotto su 420 top manager di dieci Paesi, restituisce l’immagine di un’industria che, dopo anni di espansione accelerata, entra in una fase di consolidamento strategico. La parola chiave è pragmatismo: crescere sì, ma con disciplina, investimenti selettivi e un’attenzione crescente all’efficienza.
Cina ancora centrale, ma lo sguardo si amplia
Nonostante il rallentamento registrato negli ultimi due anni, la Cina continua a occupare una posizione di primo piano nelle aspettative degli executive: per il 19,3% resterà il principale motore della domanda globale nel 2026. Subito dopo emergono Giappone, Medio Oriente e Asia-Pacifico, seguiti dall’India, a conferma di una geografia della crescita sempre più diversificata.
A livello di segmenti, l’attenzione si sposta sempre più verso le esperienze. Il Travel si conferma il comparto con le maggiori prospettive di sviluppo, mentre Beauty, Apparel & Footwear e Jewelry mostrano aspettative più moderate. Più contenute, invece, le previsioni per orologi, pelletteria e fine dining.
Intelligenza artificiale: interesse alto, adozione selettiva
Tra i principali fattori di trasformazione individuati dal report spicca l’intelligenza artificiale. In Italia, il 30% degli executive la considera una leva strategica, in linea con la media globale. Tuttavia, l’adozione su larga scala resta limitata: solo il 6% delle aziende italiane dichiara di aver già integrato la GenAI nelle funzioni più rilevanti.
L’AI viene vista soprattutto come strumento per innovazione di prodotto e design, marketing e advertising, customer engagement e ottimizzazione della supply chain. Jewelry, Watches e Apparel risultano i settori più sensibili al tema, dove il bilanciamento tra creatività, complessità tecnica e velocità di esecuzione è particolarmente critico.
Le leve di crescita: esperienza, innovazione e digitale
Guardando alle priorità strategiche per il 2026, gli executive italiani indicano come obiettivi principali la crescita del business e il rafforzamento della resilienza finanziaria. Ne deriva un modello di sviluppo “misurato”, in cui la qualità dell’espansione conta quanto la sua dimensione.
Le leve di crescita più citate sono customer experience e loyalty (38%), seguite da innovazione (20%), accelerazione digitale (18%), ingresso in nuovi segmenti (14%) ed espansione tramite M&A o brand extension (10%). Un dato che conferma come la relazione con il cliente e la coerenza del brand restino centrali in un mercato sempre più selettivo.
Investimenti mirati e attenzione ai costi
Sul fronte degli investimenti, il 2026 non si profila come un anno di espansione aggressiva. Il 36,2% degli executive prevede una riduzione del capex, privilegiando interventi orientati all’efficienza. La ricalibrazione del pricing viene indicata come uno dei principali strumenti di stabilizzazione finanziaria, soprattutto in Italia.
Le risorse saranno indirizzate in via prioritaria verso marketing e posizionamento del brand, trasformazione digitale e omnicanalità, con l’obiettivo di rendere l’esperienza fluida tra canali fisici e digitali, mantenendo lo store come fulcro della relazione.
Talenti e sostenibilità: le priorità italiane
Un dato distintivo riguarda i talenti: l’Italia si colloca al primo posto per priorità di investimento su persone, cultura e readiness organizzativa (24%), ben al di sopra della media globale. Un segnale che riflette la necessità di accompagnare la transizione tecnologica con competenze adeguate e una nuova profondità manageriale.
Parallelamente, la sostenibilità resta un pilastro strategico. Gli executive italiani indicano come aree chiave la riduzione dell’impatto ambientale, la circolarità e l’adeguamento alle normative di reporting. A livello globale, innovazione dei materiali e trasparenza della supply chain delineano l’evoluzione verso un “conscious luxury”, capace di coniugare desiderabilità, responsabilità e credibilità.
In sintesi, il 2026 si preannuncia come un anno di riequilibrio per il Fashion & Luxury: meno corsa all’espansione, più attenzione a valore, identità e solidità. E l’Italia, in questo scenario, si conferma uno dei mercati più fiduciosi e strategicamente preparati.
“Nei prossimi dodici mesi, il settore globale del lusso si prepara a perseguire la crescita adottando un approccio pragmatico con investimenti mirati. Il sentiment degli executive coinvolti nella survey descrive un’industria fiduciosa ma prudente: le aziende puntano su disciplina di prezzo, efficienza operativa e investimenti selettivi, intervenendo con attenzione su risorse, forza lavoro e dimensione della rete retail – analizza Ida Palombella, Global Fashion & Luxury Leader di Deloitte. “In una fase di consolidamento strategico in cui tecnologia, brand ed esperienza diventano essenziali per sostenere desiderabilità e resilienza in un mercato globale più selettivo, i player del lusso si stanno sempre più concentrando su innovazione, operazioni abilitate dall’AI, customer experience e reputazione”.


