Dal 28 gennaio si apre alle gallerie d’Italia di Milano la mostra intitolata “Gianni Berengo Gardin. Lo studio di Giorgio Morandi”, uno dei focus espositivi del grande progetto diffuso dal titolo Metafisica/Metafisiche, a cura di Vincenzo Trione, che si terrà anche a palazzo Reale, alla Grande Brera-Palazzo Citterio e al Museo del Novecento e che intende raccontare la Metafisica quale movimento artistico, come tendenza, figura estetica e poetica del Ventesimo e del Ventunesimo secolo, capace di influenzare non solo il panorama artistico, ma anche linguaggi come l’architettura, il design, la moda, la fotografia, il cinema, il teatro, la letteratura, il graphic novel e la musica.
La mostra rientra nel palinsesto Olimpiade Culturale dei Giochi Olimpici e Paralimpici invernali Milano Cortina 2026, di cui Intesa Sanpaolo è Banking Premium Partner.
Nella serie di 26 fotografie esposte nel caveau delle Gallerie d’Italia, Berengo Gardin documenta l’ambiente raccolto dell’atelier bolognese di Giorgio Morandi, prima che venisse smantellato nel 1993. Una cella monastica isolata dal mondo esterno, uno spazio riservato all’interno del quale si compie una prodigiosa combinazione tra intenzione e gesto.
In questo antro si modula la poetica di un artista sorretto dalla convinzione secondo cui “ non c’è nulla di più astratto del visibile”, animato dal sublime stupore di chi sa che l’enigma è qui, accanto a noi. Da questa filosofia nasce una Metafisica fatta di bottiglie, fiaschi, piatti fermati da colori castigati, inchiodati in pose eterne, custoditi dentro una luce nebbiosa, lambita da ombre. Come un liquido che fa convivere momenti incoerenti.
Berengo Gardin penetra nell’intimità di Morandi e propone un avventuroso “ viaggio in una stanza” che ha la portata di una vera epica esistenziale. Eccolo allora posare il suo sguardo poetico e rispettoso su frammenti tante volte osservati e ritratti sulle tele. Con pudore egli indugia su reperti di quotidianità, vasi, bottiglie, caffettiere egli altri oggetti che Morandi ha disposto nei suoi quadri.
Con sapienza mimetica, un po’ come aveva fatto Luigi Ghirri, Berengo Gardin si compenetra con Morandi, fin quasi a coincidere con il suo stile matematico e insieme lirico, ispirato a Piero della Francesca, fondato sul ricorso a un occhio implacabile, impegnato a sperimentare un’originale école du regard. Un processo d’attore esperto, che riesce a entrare nel suo personaggio.
Berengo Gardin sembra identificare il suo padre spirituale proprio nel pittore delle nature morte, che aveva insegnato a scorgere il mistero riposto nelle pieghe della vita, a cogliere la poesia struggente racchiusa nelle piccole cose e fsr cantare la polvere.
“Le Gallerie d’Italia insieme ai più importante musei di Milano , condividono un grande progetto espositivo che vede parte del racconto ospitato nel caveau di piazza della Scala, sottolineando la nostra forte volontà di continuare a lavorare al fianco delle istituzioni pubbliche.
L’omaggio a Giorgio Morandi negli scatti di un fotografo d’eccezione recentemente scomparso si inserisce nel costante impegno dell’avanzamento per la promozione del patrimonio culturale e identitario del Paese, in particolare in un momento speciale per l’Italia quali le imminenti Olimpiadi.


