Mentre le luci di Pitti Uomo accendono Firenze con oltre 740–750 marchi da tutto il mondo, i dati economici sul settore della moda maschile italiana raccontano una realtà più complessa e sfidante, segnata da un rallentamento delle vendite e da forti venti di incertezza economica.
Secondo le ultime stime elaborate dall’Ufficio studi economici e statistici di Confindustria Moda, nel 2025 il menswear italiano — che comprende confezione, maglieria esterna, camiceria, cravatte e abbigliamento in pelle — ha registrato un calo del fatturato pari al -2,1% su base annua, portandosi a circa 11,2 miliardi di euro.
Questo andamento si riflette anche sulla produzione industriale, stimata in contrazione del -2,3%, e sul fronte delle esportazioni, tornate in territorio negativo dopo anni di crescita: -2,0% per l’export complessivo, con il valore stimato a circa 8,7 miliardi di euro e un’incidenza sulle vendite totali del settore che rimane elevata (77,2%).
Export e dinamiche internazionali: l’equilibrio fragile del made in Italy
Le difficoltà del comparto non sono soltanto numeriche, ma anche geografiche. Se da una parte i mercati europei mostrano segnali di resilienza — come la Francia e alcuni Paesi UE — dall’altra la contrazione delle vendite verso molte destinazioni extra-UE, soprattutto in Asia, pesa sui bilanci delle aziende.
Questa dinamica è amplificata da un contesto macroeconomico globale ancora segnato da tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati e misure protezionistiche nei principali mercati di sbocco, fattori che frenano la fiducia delle imprese e dei buyer internazionali.
Import e saldo commerciale: pressioni competitive
A complicare ulteriormente il quadro, le importazioni di moda maschile in Italia sono segnate da una crescita significativa (+2,8%), contribuendo a comprimere il saldo commerciale settoriale, pur restando ancora in attivo.
La concorrenza internazionale, unitamente alle dinamiche di valutazione dei cambi e ai costi di produzione, rende quindi ancora più urgente per le imprese italiane ripensare strategie di valore, specializzazione e innovazione.
Nel cuore di Firenze, Pitti Uomo 2026 si configura come la grande vetrina dove oltre 700 marchi — italiani e stranieri — presentano le collezioni e cercano nuove opportunità di business e networking. L’evento è stato interpretato da addetti ai lavori e istituzioni come un momento chiave per dare slancio alla filiera, favorire contatti internazionali e intercettare nuove traiettorie di crescita.
Il tema scelto per l’edizione — simbolicamente legato al movimento e al dinamismo — vuole riflettere la necessità di trovare nuove energie in un mercato sotto pressione e di consolidare il ruolo del menswear italiano come fattore distintivo del Made in Italy nel mondo.
Il 2025 si chiude per il menswear italiano con numeri in riduzione, ma non con una perdita di centralità internazionale. Nel contesto di un’economia globale incerta, la capacità del settore di innovare, rafforzare i legami con i mercati esteri e sfruttare piattaforme internazionali come Pitti Uomo sarà cruciale per invertire la tendenza negativa.


