L’industria orologiera svizzera respira con maggiore fiducia grazie all’orizzonte di un’intesa imminente tra Svizzera e Stati Uniti che potrebbe abbassare l’attuale onere doganale dal 39 % al 15 %.
Da agosto scorso, con l’entrata in vigore del dazio al 39 %, il comparto dell’export elvetico verso gli USA — in particolare l’orologeria — aveva registrato una situazione di forte pressione. La riduzione prospettata rappresenterebbe quindi non solo un alleggerimento tributario ma un ripristino di competitività per le maison svizzere.
Gli Stati Uniti — tra i principali mercati per l’orologeria svizzera — rappresentano circa il 19 % delle esportazioni dell’orologeria elvetica.
Aumento dei costi, indebolimento dei margini e una minore appetibilità dei prodotti “Swiss Made” sul mercato statunitense erano diventati problemi reali a causa delle tariffe elevate.
Ottenere un’aliquota ridotta al 15 % equivarrebbe a riallinearsi con i dazi applicati all’Unione Europea, e dunque a riportare la Svizzera su un piano di parità competitiva nei confronti dei suoi concorrenti diretti.
Fonti vicine alle trattative riferiscono che un’intesa potrebbe essere siglata entro breve termine — addirittura tra fine settimana o inizio settimana prossima.
Tuttavia, dal governo svizzero arrivano comunicazioni prudenti, senza conferme ufficiali.
Per Washington, la riduzione delle tariffe si inserirebbe nell’ottica di riequilibrio del deficit commerciale con la Svizzera, mentre per le imprese svizzere è vitale per mantenere accesso e margini nel mercato statunitense.
Per i grandi gruppi dell’orologeria — pensiamo a Swatch Group e Richemont — la prospettiva di un dazio ridotto ha già avuto effetti positivi: i titoli sul mercato svizzero reagiscono in rialzo all’ipotesi d’accordo.
Una riduzione dell’onere doganale permetterebbe margini più elevati o almeno l’evitamento di nuove crescite dei prezzi al consumatore finale, che sarebbero in parte inevitabili con un’aliquota al 39 %.
Quali rischi restano aperti?
Nonostante l’ottimismo di fondo, permangono alcune incognite:
- L’accordo non è ancora finalizzato e dipenderà dall’approvazione sia degli USA che della Svizzera.
- Anche con una tariffa al 15 %, il costo resterà relativamente elevato rispetto a scenari di dazi nulli o molto bassi.
- Il cambio del franco svizzero, l’andamento della domanda oltreoceano, e altri fattori macroeconomici restano elementi di pressione indipendenti dalla tariffa.
Se concretizzato, l’accordo di riduzione del dazio al 15 % rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per l’orologeria elvetica, consentendo di rafforzare la propria posizione in uno dei mercati più strategici del mondo. Il successo di questa operazione potrebbe diventare un modello di come un paese fortemente export-orientato possa rispondere a shock tariffari attraverso la diplomazia commerciale e la mobilitazione industriale.


