Nel cuore della finanza europea si gioca una delle partite più delicate degli ultimi anni: quella che riguarda l’eredità di Leonardo Del Vecchio, il visionario imprenditore che ha costruito un impero globale dell’occhialeria.
A quasi quattro anni dalla sua scomparsa, il dossier successione è tutt’altro che chiuso. Anzi, si infiamma. Al centro della scena c’è oggi Leonardo Maria Del Vecchio, uno degli eredi, deciso a ridisegnare gli equilibri della holding di famiglia.
Il punto di svolta è chiaro: Leonardo Maria ha avviato un’offerta per rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola all’interno di Delfin, la cassaforte che controlla asset strategici come EssilorLuxottica.
Parliamo di numeri da capogiro. Il 25% della holding potrebbe valere fino a 13-14 miliardi di euro, mentre la trattativa complessiva si muove su una scala finanziaria sostenuta da banche e strutture di leveraged buyout.
L’obiettivo? Diventare primo azionista e sbloccare uno stallo che dura da anni.
Dopo la morte del fondatore nel 2022, la proprietà è stata suddivisa tra otto eredi. Tuttavia, le divergenze interne hanno congelato decisioni cruciali: dalla distribuzione dei dividendi alla governance della holding.
Il risultato è una situazione di equilibrio instabile, dove ogni scelta richiede compromessi difficili.
Secondo fonti vicine al dossier, l’iniziativa di Leonardo Maria nasce proprio con l’intento di “rispettare la volontà del padre” e dare finalmente una direzione chiara al gruppo.
Se l’operazione dovesse andare in porto, Leonardo Maria potrebbe arrivare fino al 37,5% di Delfin, diventando di fatto il socio di riferimento.
Una trasformazione che avrebbe effetti diretti su tutto il sistema di partecipazioni: finanza (banche e assicurazioni), real estate internazionale, industria del lusso e dell’eyewear
Non è solo una questione familiare: è un passaggio strategico che potrebbe influenzare equilibri industriali in Italia e in Europa.
Nonostante la portata dell’operazione, il messaggio ufficiale resta prudente. Leonardo Maria ha più volte sottolineato di non voler “fare una mossa di potere”, ma piuttosto ricostruire fiducia dopo anni di tensioni.
Il deal non è ancora chiuso. Restano due incognite decisive: la valutazione delle quote, su cui potrebbe intervenire anche un giudice e il modello di governance futura, che determinerà il controllo effettivo della holding
Nel frattempo, le banche lavorano dietro le quinte per strutturare l’operazione, segno che la partita è tutt’altro che teorica.
Quella in corso non è solo una disputa ereditaria, ma una vera e propria ridefinizione del potere economico costruito da Leonardo Del Vecchio.
Se la strategia di Leonardo Maria dovesse concretizzarsi, Delfin potrebbe entrare in una nuova fase: più centralizzata, più dinamica, e forse più allineata a una visione industriale unitaria.
Ma fino alla firma finale, resta una certezza: il destino di uno dei più grandi imperi italiani si gioca oggi, tra finanza globale e relazioni familiari.


