Ha aperto sabato 14 marzo scorso la più importante mostra mai dedicata al simbolismo italiano presso la Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, presso Parma. L’esposizione rimarrà aperta fino al 28 giugno prossimo e racchiude in sé bellezza, mistero e ossessione.
Più di centocinquanta opere, tra dipinti, sculture e incisioni, rivelano al grande pubblico la stagione più visionaria dell’arte italiana tra Otto e Novecento, un capitolo che si sviluppò in un dialogo serrato con una tendenza internazionale che muoveva da varie declinazioni del preraffellismo e da una cultura francese e mitteleuropea che aveva in Gustave Moreau e Arnold Böcklin alcuni dei suoi riferimenti principali. Eppure vi fu una via italiana al Simbolismo, che seppe elaborare una propria fisionomia, riconoscibile nella convergenza tra istanze spirituali e la costante riflessione sul mito e sul paesaggio, capace di tenere insieme tradizione e modernità.
La natura viene concepita come organismo vivente , il mito come esperienza perturbante, la figura femminile come presenza ambivalente, il paesaggio come spazio dell’interiorità e il segno grafico come veicolo dell’invisibile. Questi i nuclei tematici delle sette sezioni della mostra concepite per restituire la complessità e l’ampiezza dell’immaginario simbolista italiano.
Nella celebre Villa dei Capolavori, una delle più importanti istituzioni artistiche italiane, sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo presso Parma, a pochi passi dalle stanze che ospitano opere capitali di Monet, Renoir, Cézanne, Tiziano, Dürer, Goya, Canova, Morandi e Burri, fino al 28 giugno sarà visitabile la mostra nella quale viene finalmente ricostruita la mappa di un movimento che avrebbe trasformato il sogno, il mito, il mistero in linguaggio pittorico.
La mostra intitolata “Il Simbolismo in Italia. Origini e sviluppi di una nuova estetica 1883-1915” è curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi e compie un’operazione artistica necessaria, quella di distinguere gli artisti che hanno consapevolmente elaborato un lessico simbolista da quelli che aderirono occasionalmente a mode iconografiche. Ne emerge la ricostruzione filologica di un linguaggio autonomo, sviluppato in un dialogo serrato con le ricerche europee, ma dotato di caratteri propri.
Il percorso espositivo, che vede tra gli artisti presenti in mostra anche Giuseppe Pelizza da Volpedo, Gaetano Previati, Arnold Böcklin, Max Klinger, Domenico Morelli, Leonardo Bistolfi, Giulio Bargellini, Adolfo De Carolis, Plinio Nomellini, Ettore Tito, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Alberto Martini, Mario de Maria e Mariano Fortuny, illumina le ragioni storiche di una ricezione più tarda rispetto a Francia, Belgio e area mitteleuropea, documentando, però, gli scambi decisivi, quali la permanenza di Arnold Böcklin a Firenze, il milieu preraffaellita attivo tra Roma e Firenze, i soggiorni di Max Klinger e l’influenza della colonia dei Deutsch Römer.
La prima sezione è intitolata “Alle soglie del simbolismo, tra teoria e letteratura” e affronta il contesto culturale degli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento, attraverso le figure di Gabriele d’Annunzio, Angelo Conti, Vittore Grubicy, affiancati dalle prime esperienze pittoriche coerenti con la nuova sensibilità di Marius Pictor, Giuseppe Cellini, gli esordi di Giulio Aristide Sartorio. In mostra l’Isaotta Guttadauro, esempio eminente della declinazione preraffaellita romana.
La seconda sezione si intitola “Dalla storia al simbolo” ed evidenzia come in Italia la pittura venga rielaborata alla luce di una nuova sensibilità e da un rinnovato interesse per il mito. I soggetti dell’antichità cessano di essere trattati in chiave narrativa, per assumere una dimensione evocativa e sacrale, come nelle opere, tra gli altri, di Francesco Netti, Cesare Maccari, Domenico Morelli.
“Nei boschi e nei mari degli dei” è il titolo della terza sezione, dove emerge l’universo panico e visionario che legò l’Italia alla cultura mitteleuropea attraverso la ricezione delle opere di Böcklin, Max Klinger e Franz von Stuck. Tra i capolavori assoluti del simbolismo italiano, emerge “Abisso verde” di Sartorio, insieme ai lavori di Discovolo, Plinio Nomellini, Edoardo Dalbono, Cesare Laurenti e Böcklin, Klinger e von Stuck.
La quarta sezione è dedicata alla figura femminile nei suoi poli simbolisti, di santa, peccatrice, angelo e demone, corpo spirituale e corpo seduttivo. Sono presenti opere di Galileo Chini, Alberto Martini, Cesare Ferro, una rara prova giovanile di Marussing e particolare rilievo assume la Salomé di Glauco Cambon, che per la prima volta torna in Italia, dopo essere stata conservata per trent’anni in Israele.
Nella quinta sezione dedicata al paesaggio, intitolata “Geografie dell’invisibile”, il paesaggio diventa spazio mentale e proiezione di stati d’animo interiori. La sezione spazia dalle prime formulazioni del paysage d’âme fino al divisionismo di Segantini e Longoni.
La sesta sezione ha come titolo “Il segno oscuro. L’illustrazione simbolista” e contiene disegni e tecniche grafiche come ambiti di particolare raffinatezza. Sono presenti opere di Alberto Martini, Cambellotti, Sartorio e Costetti.
Nella settima sezione sono presentate le ultime tendenze e sviluppi, la persistenza del simbolismo oltre il 1910. Qui figurano opere di Ferenzona, Fracassi, Gabrielli e Crema, testimonianza di una sopravvivenza elaborata e personale.
La mostra si estende idealmente anche nel parco romantico che circonda la villa dei capolavori, dodici ettari di giardino all’inglese, giardino all’italiana e nuovo giardino contemporaneo ispirato al New Perennal Movement. Un paysage d’âme vivente, in cui il visitatore può prolungare l’esperienza simbolista immerso in spazi di contemplazione e mistero. Luigi Magnani volle questo parco come estensione della sua sensibilità estetica , una visione in cui arte e natura, bellezza e tutela si fondono in un’esperienza unica.
Le opere provengono da istituzioni prestigiose, tra cui la Presidenza della Repubblica Italiana, la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, la GAM di Torino, il Museo del Novecento di Milano, il MART, Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto e importanti collezioni private, raramente accessibili.


