In un momento complesso per il sistema moda internazionale, anche McQueen si trova a interrogarsi sulla propria identità. La collezione autunno-inverno 2026/27 firmata da Seán McGirr sembra muoversi proprio lungo questa linea di tensione: da un lato il desiderio di intimità, dall’altro la necessità di spettacolarità e visibilità che il marchio porta con sé.
Secondo il direttore creativo, oggi viviamo in una condizione di connessione permanente, in cui tutto viene osservato, condiviso e consumato. In questo contesto, ha spiegato lo stilista, cresce il bisogno di qualcosa di più autentico e personale, capace di restituire una dimensione emotiva e reale all’esperienza dell’abito. È attorno a questa idea che si costruisce la nuova proposta della maison.![]()
Un marchio in cerca di direzione
Negli ultimi anni il brand controllato dal gruppo Kering ha attraversato una fase di ridefinizione. Dopo l’uscita di Sarah Burton e l’arrivo di McGirr nel 2023, il marchio ha scelto di semplificare la propria identità adottando il nome McQueen. L’obiettivo era avvicinare una clientela più giovane, ma la direzione creativa rimane ancora in evoluzione.
Il contesto economico internazionale, segnato da tensioni geopolitiche e dall’incertezza di mercati tradizionalmente forti per il lusso, rende la strategia ancora più delicata. In questo scenario, per molte maison la risposta sembra essere quella di ampliare l’offerta con guardaroba ricchi e versatili, capaci di sostenere il business mentre si ridefinisce il linguaggio creativo.
Silhouette anni Sessanta e richiami gotici
In passerella a Parigi, McGirr ha presentato una collezione costruita soprattutto su capi da occasione. Le silhouette richiamano spesso gli anni Sessanta, ma con citazioni della tradizione estetica del marchio.
Tra i primi look compaiono abiti-cappotto dal taglio quasi edoardiano, con colletti gotici, rifiniti da pizzi e dettagli chiari. Seguono minigonne in pelle rigida, trench lunghi, tubini neri lavorati a matelassé e robe-manteau corti con balze pronunciate. Non mancano gli abiti in pizzo, trattati come elemento nascosto e stratificato sotto leggere organze, quasi a suggerire una dimensione più privata dell’abito.
Il guardaroba alterna poi contrasti più marcati: smoking maschili abbinati a minigonne a vita molto bassa, tuniche in tweed con minishorts, camicie dai polsini esagerati e cappotti corti con maniche ampie.![]()
Materiali e sperimentazioni
Una parte della collezione esplora un registro metallico. Maglioni dalle trecce dall’aspetto quasi ferreo, giacche argentate e bluse plissettate color alluminio introducono una dimensione luminosa e futurista.
La sera rimane centrale: abiti da cocktail in pizzo e seta fluida, creazioni con tagli architettonici e piccoli elementi couture, come micro-boleri di piume, definiscono l’aspetto più spettacolare della proposta.
Il finale della sfilata ha sorpreso con un abito da sposa soprannominato “Marianne”. Le modelle hanno sfilato attorno a cerchi concentrici separati da tende di chiffon rosa che si sono sollevate, rivelando l’intero cast raccolto nello spazio centrale.![]()
Tra eredità e futuro
La collezione recupera molti codici storici della casa, dal gusto gotico alle silhouette strutturate. Resta però aperta la questione più ampia: come reinterpretare oggi l’eredità di Alexander McQueen, le cui sfilate erano considerate tra gli eventi più visionari e teatrali della moda contemporanea.
La proposta di McGirr privilegia capi ben costruiti e un guardaroba ricco, forse più orientato alla vendita che alla provocazione artistica. Una scelta comprensibile in un momento di incertezza per il settore, ma che lascia ancora aperto il dibattito su quale sarà il futuro creativo della maison.
La risposta, probabilmente, arriverà nelle prossime stagioni. Per McQueen, il percorso di ridefinizione dell’identità appare tutt’altro che concluso.


