Nel 2025 l’oro compie un’impresa senza precedenti: l’oncia supera per la prima volta la soglia psicologica dei 4.000 dollari (all’incirca 3.400 euro al cambio attuale). Un traguardo che riflette l’intreccio di instabilità geopolitica, politiche monetarie aggressive e flussi di capitale in cerca di rifugio.
Da gennaio a oggi, il prezzo del metallo ha guadagnato oltre il 50 %.
Gli analisti mettono in luce che alla base della corsa ci sono più leve simultanee:
- Le tensioni sui conti federali statunitensi (con lo spettro di uno “shutdown”) e il rallentamento macro in vari paesi stanno alimentando nervosismo nei mercati.
- Il dollaro si è indebolito nei confronti delle principali valute, rendendo più conveniente l’acquisto di oro per gli investitori esteri.
- Le prospettive di riduzioni dei tassi da parte della Federal Reserve depongono a favore di un bene privo di rendimento come l’oro, che ha un costo opportunità minore in un contesto di tassi bassi.
- Le banche centrali continuano a intensificare l’acquisto di riserve auree, consolidando una domanda strutturale.
Secondo il World Gold Council, durante il terzo trimestre del 2025 i fondi indicizzati fisici (ETF sull’oro) hanno registrato afflussi netti record per 26 miliardi di dollari, portando gli asset in gestione globali a 472 miliardi e le riserve a circa 3.838 tonnellate — un livello solo lievemente inferiore al picco storico del 2020.
Gran parte della spinta proviene da investitori nordamericani (16,1 mld) ed europei (8,2 mld); la domanda asiatica è rimasta moderata (1,7 mld).
Notevole anche il dato dei volumi: in settembre il trading giornaliero medio dell’oro ha sfiorato i 388 miliardi di dollari, con un aumento mensile del 34 %.
Le ripercussioni sul settore gioielleria
Se l’oro gode di uno slancio quasi irrefrenabile sui mercati finanziari, non tutti i comparti traggono vantaggio. I rivenditori di gioielli, soprattutto quelli orientati al segmento low-cost, si trovano davanti a una difficoltà crescente nel mantenere margini competitivi.
A causa dell’impennata del prezzo di acquisto del metallo, molte aziende valutano di rimodulare i propri listini o di adottare soluzioni alternative (legate a leghe più leggere, carati inferiori o design che ottimizzino il metallo). Secondo comunicazioni del colosso Pandora, l’aumento di costo dell’oro e dell’argento ha pesato sui margini, spingendo ad adeguamenti dei prezzi. Anche Signet, gruppo statunitense della gioielleria, ha riferito incrementi superiori al 30 % nei costi dell’oro.
L’effetto combinato è un rallentamento della domanda al dettaglio, specialmente nei segmenti più sensibili al prezzo, mentre le aziende con maggiore potere di marca e posizionamento premium possono trasferire parte dell’inarrestabile aumento sulle collezioni di alto livello.
Uno sguardo prospettico (rischi e scenari)
L’entusiasmo attorno all’oro non è privo di tensioni. Gli esperti mettono in guardia da possibili correzioni se:
- le banche centrali dovessero invertire la rotta sui tassi,
- l’economia globale dovesse mostrare segnali di recupero robusto,
- i premi per il rischio sui mercati finanziari si attenuassero.
Ciononostante, il momento attuale sembra alimentato da un fenomeno di “FOMO” (fear of missing out): molti investitori temono di restare fuori da un rally che già ha infranto record su record.
Goldman Sachs ha rivisto al rialzo il proprio target per l’oro nel 2026, prevedendo un potenziale oltre i 4.900 $.
Per il comparto gioielleria resta il dilemma: come prosperare in un contesto dove il prezzo del metallo spinge verso l’alto, ma la sensibilità del consumatore al costo può frenare le vendite. Innovazione nel design, mix di prodotto e forza del brand potrebbero fare la differenza nei prossimi mesi.


