A conclusione delle celebrazioni per i 450 anni dalla morte di Giorgio Vasari (1511-1574) Roma rende omaggio a uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento con una mostra incentrata sul rapporto tra l’artista aretino e la città eterna.
Proprio questo dialogo fra l’artista aretino e Roma rivive ai Musei Capitolini con un’esposizione che celebra Giorgio Vasari quale protagonista della scena culturale romana, luogo determinante per la sua formazione, per la sua maturazione artistica e lo sviluppo della sua carriera. Fino al 19 luglio prossimo Palazzo Caffarelli ospiterà un viaggio attraverso opere e documenti che testimoniano come Roma sia stata la prima officina creativa e lo stimolo per la sua straordinaria carriera di artista e scrittore d’arte del Rinascimento .
Il percorso espositivo ricostruisce le tappe del rapporto tra Vasari e Roma, attraverso i soggiorni dell’artista nella capitale pontificia, restituendo al pubblico la ricchezza e la complessità della sua poliedrica figura di pittore, architetto e biografo. Vasari, accanto a un’intensa attività artistica, è anche stato un interprete straordinario e testimone della vita culturale e politica del Cinquecento, raccontata attraverso le celebri ‘Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori’.
La mostra, grazie ai prestiti provenienti da prestigiose istituzioni italiane e internazionali, quali le Gallerie nazionali di Arte Antica- Palazzo Barberini, il Vittoriano, palazzo Venezia, le Gallerie degli Uffizi, l’Archivio di Stato di Firenze, l’Archivio della Fondazione Casa Buonarroti, la Biblioteca Nazionale di Siena, il Museo Diocesano di Arte Sacra e la Fraternità dei Laici di Arezzo presenta una ricca selezione di opere, testimonianza dell’evoluzione artistica e intellettuale dell’autore.
L’esposizione mette in luce il ruolo determinante che Roma ebbe nella formazione del giovane Vasari, nel confronto con l’arte antica e con i grandi modelli della modernità, tra cui Raffaello Sanzio e Michelangelo Buonarroti. Proprio a Roma l’artista consolida i contatti con influenti personalità della cultura e della politica del tempo, quali il banchiere Bindo Altoviti e il collezionista Paolo Giovio, che avrebbero favorito il suo inserimento nei più prestigiosi ambienti romani.
In mostra sono esposte oltre settanta opere tra disegni, stampe, incisioni, lettere, medaglie, sculture e dipinti , di cui sedici autografi insieme a sette disegni. Tra questi si notano ‘La Resurrezione’, realizzata insieme a Raffaellino del Colle, datata 1545 e proveniente dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, e il ‘Ritratto di gentiluomo’, conservato nei Musei di Strada Nuova Palazzo Bianco di Genova.
Sono inoltre di particolare rilievo due capolavori provenienti dal Monastero di Camaldoli, nel Casentino, la ‘Natività’ del 1538, nota anche come ‘Notte di Camaldoli’, raffinata opera giovanile dipinta alla fiamminga, e l’’Orazione nell’Orto’ del 1571, testimonianza intensa della fase conclusiva della carriera dell’artista.
Il percorso viene completato da un importante prestito, proveniente dal Museo ungherese Móra Ferenc di Szeged, l’’Annunciazione’, degli anni 1570-1571, un tempo custodita nella cappella di San Michele in Vaticano.
Il biglietto è cumulativo e comprende anche l’ingresso ai Musei Capitolini, che potranno essere visitati in maniera autonoma.


