Fino al 17 maggio prossimo alla Fundacion Mapfre di Madrid è visitabile la prima mostra integrale tratta dall’archivio di Helen Levitt, fotografa amica di Henri Cartier Bresson e Walker Evans.
Già nel 1943 il Museum of Modern Art aveva esposto le fotografie di bambini scattate da Helen Levitt, segnando l’inizio di una influenza duratura. Ora la Fondación Mapfre di Madrid con questa retrospettiva omaggia la sua carriera visiva, a cura di Joshua Chuang.
Molte sono le immagini esposte al pubblico per la prima volta, insieme al film prodotto dalla stessa Levitt negli anni 1945-1946 insieme a Janice Loeb e James Agee, dal titolo “In the Street”, che indaga la vita quotidiana delle strade di New York, dall’East Harlem al Lower East Side della città.
Helen Levitt, abbandonata la scuola, iniziò a dedicarsi seriamente alla fotografia dapprima lavorando per l’amico di famiglia J Florian Mitchell, fotografo commerciale nel Bronx. Intraprese poi professionalmente la strada della fotografia in seguito all’incontro, avvenuto nel 1935, con Henri Cartier Bresson.
La fotografa si concentrava su ciò che della società era marginale, sulla classe operaia, evitando di fotografare luoghi simboli o di massa, prediligendo le minoranze e gli immigrati.
Appartengono alla fotografia documentaristica sociale le immagini colte nel primo anno in cui utilizzò la Leica, immagini in cui colse la grande desolazione e miseria degli anni successivi alla Grande depressione. Documentò poi anche i disegni a gesso dei bambini per le strade di Spanish Harlem, immagini in cui appare evidente l’impronta del surrealismo.
Un’interessante parentesi fu il periodo che trascorse in Messico, spinta a fotografare dall’esempio di Cartier Bresson, ma anche dalla carica rivoluzionaria del luogo.
Nelle fotografie messicane, che avrebbe sviluppato soltanto al suo ritorno a New York, si nota un livello maggiore di indigenza e povertà. In Messico Helen Levitt ritrovò gli stessi soggetti che aveva scelto a New York, sebbene con una connotazione diversa, creando un ritratto di Città del Messico ancora più autentico di quello di Cartier Bresson. Un cambiamento di atmosfera si percepisce nelle sue fotografie, al suo ritorno a New York, nel momento storico della Seconda Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti erano già entrati in guerra. Le sue immagini fotografiche comprendono ancora bambini, ma le situazioni si fanno più inquietanti.
Un altro soggetto che fotografò Levitt furono i passeggeri seduti in metropolitana, con la macchina fotografica nascosta. Si trattò di un progetto che le fu suggerito dal collega Evans che le chiese un aiuto e che lei attuò per un tempo abbastanza breve.
L’artista, affascinata dal ritmo quotidiano di New York, colse dei particolari apparentemente irrilevanti, quali giochi infantili, volti, gesti quotidiani, trasformandoli in immagini poetiche socialmente significative.
Levitt è stata riconosciuta per il suo impegno nei confronti della realtà sociale ed è stata una delle pioniere tra le donne fotografo. La sua opera si configura come il dialogo tra la sua sensibilità documentaristica e un lirismo sottile.


