Dal 28 novembre al 6 aprile prossimo, nel museo di Milano delle Gallerie d’Italia, la mostra “Eterno e visione – Roma e Milano Capitali del Neoclassicismo”, a cura di Francesco Leone, Elena Lissoni e Fernando Mazzocca. L’esposizione, realizzata con il patrocinio della Città di Milano e in partnership con la Bibliothèque National de France, propone un ampio confronto tra le due Capitali artistiche dell’età napoleonica, Roma e Milano, entrambe proiettate verso l’Europa moderna, ma al tempo stesso collegate alla grandezza dell’antico. Con oltre 100 opere, tra dipinti, sculture, marmi, disegni, incisioni e straordinari esempi di arte decorativa provenienti da importanti musei italiani e internazionali, la mostra ricostruisce una stagione straordinaria della cultura figurativa italiana ed europea. Tra questi musei ricordiamo la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Real Bosco di Capodimonte, l’Accademia di Belle Arti di Carrara, la Fondazione Querini Stampaglia di Venezia, il Palazzo Reale di Milano, il Castello Sforzesco, l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, oltre a numerose raccolte private e alla collezione Intesa Sanpaolo.“Con ‘Eterno e visione’ le Gallerie d’Italia invitano a un viaggio nella bellezza dell’arte neoclassica – spiega Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo – di cui furono protagoniste Roma, custode della grandezza del mondo antico, e Milano che, anche in età napoleonica, si affermò come laboratorio della modernità. Il clima dell’epoca è rievocato da un corpus di opere di grande respiro, frutto della collaborazione di prestigiosi prestatori, tra questi la Biblioteca Nazionale di Francia, che ci ha affiancati come partner della mostra. Anche in questa occasione, il museo della nostra Banca presenta al pubblico una rassegna di grande suggestione, che concorre, in sinergia con la concomitante mostra a Palazzo Reale, a diffondere la conoscenza di una stagione dell’arte italiana ed europea di straordinario splendore”.
Nel periodo compreso tra il 1796, anno della discesa di Napoleone in Italia, e il 1814, che segna la caduta dell’impero, la Penisola visse un periodo di fioritura economica e sociale. In questa fase, Roma e Milano emersero come centri propulsori dell’arte e della cultura. Roma, Capitale universale delle arti per la ricchezza del suo patrimonio antico e rinascimentale, continua ad attrarre artisti da tutta Europa; Milano, divenuta Capitale prima della Repubblica Italiana e successivamente del Regno d’Italia, si afferma come laboratorio della modernità e crocevia del Neoclassicismo europeo. Gli artisti riuniti intorno all’Accademia di Brera, le manifatture artistiche e il vivace mondo editoriale fanno della città lombarda un modello di innovazione e dialogo con l’antico. Roma, dal canto suo, rinnova il mito della classicità, diventando punto di riferimento per la formazione artistica internazionale. L’esposizione mette in relazione le due Capitali attraverso dieci sezioni tematiche, ricostruendo i percorsi umani e creativi dei protagonisti, quali Antonio Canova, Giuseppe Bossi e Andrea Appiani. Tra i capolavori esposti, spicca il “Cavallo Colossale” di Canova, monumentale statua in gesso dipinto a finto bronzo. Si tratta di un’opera la cui prima concezione va messa in rapporto con il progetto di realizzare un monumento equestre a Napoleone, da collocare nel Foro Bonaparte. Questa idea non andò a buon fine, e il monumento fu pensato per la città di Napoli. Anche questa volta, a seguito della caduta di Napoleone nel 1814, il progetto non fu realizzato, e il Cavallo fu destinato a un monumento per Carlo III di Borbone. Una seconda versione, quindi un nuovo modello di cavallo, venne usata per realizzare un altro monumento a Ferdinando I di Borbone. I due modelli in gesso dei Cavalli Colossali furono portati, dopo la morte di Canova, a Bassano del Grappa, e custoditi nel Museo Civico. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Cavallo dedicato a Carlo III andò distrutto, mentre quello di Ferdinando I rimase intatto, ma venne sezionato agli inizi degli anni Sessanta e dimenticato nei depositi del Museo. Grazie a un impegnativo restauro, questo capolavoro è stato restituito alla sua sublime integrità, e collocato all’inizio della mostra. Il recente restauro, promosso dal Comune e dal Museo Civico di Bassano del Grappa, con la Sovrintendenza Intesa Sanpaolo e Venice in Peril Fund, ha richiesto un lavoro complesso di catalogazione, rimozione di pesanti aggiunte ottocentesche, una nuova struttura interna antisismica e integrazione estetica. Per la prima volta l’opera viene esposta al pubblico.
Un’ampia sezione della mostra è dedicata a Giuseppe Bossi, teorico, pittore e collezionista, fondatore della Pinacoteca di Brera, e al suo sodalizio con Antonio Canova. Insieme contribuirono alla costruzione dell’immagine ideale dell’Italia moderna, erede dell’antico e protagonista dell’Europa delle arti. Tra gli episodi più spettacolari rievocati in mostra, il progetto visionario del Foro Bonaparte, di Giovanni Antonio Antolini, mai realizzato, ma destinato a segnare l’urbanistica di Milano e l’incoronazione di Napoleone a Re d’Italia nel Duomo di Milano, evocata attraverso la preziosa esposizione degli Onori d’Italia, mantello, corona, scettro e oggetti cerimoniali restaurati da Intesa Sanpaolo per la diciannovesima edizione di “Restituzioni”. In mostra, fra i ritratti di Napoleone, spicca per la sua bellezza quello come Re d’Italia, realizzato da Appiani, che è stato con Canova e Bossi protagonista della Milano neoclassica. L’esposizione si ricollega così a quella che Milano dedica a questo straordinario pittore nei magnifici ambienti dell’Appartamento di riserva, delle sale degli arazzi e della monumentale sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale, fino all’11 gennaio prossimo. Attraverso puntuali confronti artistici, “Eterno e visione” restituisce al pubblico un universo artistico ancora poco esplorato, raccontando la nascita di un nuovo concetto di bellezza, nazione e modernità.


