Lontano dagli scaffali delle boutique e dalle passerelle milanesi, Missoni compie un passo audace: questa volta la sua tela sono le acque blu dell’oceano e lo skyline di una metropoli globale. Il lancio del suo primo “Resort Club” in Australia — all’interno dell’extralusso — trasforma l’infinity pool dell’hotel in un microcosmo di stile, dove tessuti, colori e tessiture italiane dialogano con la modernità urbana di Barangaroo.
Dal resort ligure a una piscina sul mare: l’evoluzione del progetto
L’idea non nasce ieri. Il progetto “Resort Club” di Missoni è stato avviato qualche anno fa — tra le prime esperienze quella nella baia di Paraggi, nel promontorio di Portofino, presso il beach club . Anche lì tessili, ombrelloni, arredi e dettagli d’arredo appartenevano all’estetica Missoni, trasformando la spiaggia in una passerella permanente di colori e materiali.
Da quelle coste mediterranee a destinazioni esotiche come , il modus operandi si è consolidato: arredi, tessili, ambienti immersi nello stile, accompagnati da pop-up store in cui trovare capsule collection ed edizioni limitate.
Con l’apertura a Sydney, l’ambizione di Missoni non è più solo geografica — diventa culturale: trasferire un frammento di Mediterraneo all’altro capo del mondo, adattandolo però a contesti urbani, cosmopoliti, sofisticati.
Perché Sydney? Perché ora.
- Globalizzazione del gusto e del lusso: Sydney è una metropoli multiculturale, con una clientela internazionale incline al lusso e all’“esperienza lifestyle”. Offrire un resort club firmato Missoni significa intercettare un pubblico disposto a vivere moda e leisure come un tutt’uno.
- Espansione retail + hospitality: Il debutto coincide con l’apertura — a inizio 2025 — del primo store “classico” di Missoni in città: un boutique su due piani al 25 Martin Place. Così, il brand non punta solo sulla vendita di prodotti, ma su un’esperienza integrata: soggiorno, relax, shopping — tutto under the same brand umbrella.
- Trasposizione del “vivere Missoni” in contesti diversi: da Paraggi a Ibiza, da Bali a Sydney, la sfida è adattare l’identità del marchio — fatta di colori, tessuti, sensualità mediterranea — a luoghi molto diversi tra loro. Se riuscita, l’operazione può ridefinire il concetto stesso di resort di lusso contemporaneo.
Questa trasformazione globale non è priva di rischi. Il fascino di Missoni risiede nella sua identità fortemente italiana — i colori, i materiali, la luce mediterranea — che può diventare una sfida da reinterpretare sotto cieli e climi molto diversi. Tradurre quello spirito in un contesto urbano come Sydney, fra grattacieli e mare dell’oceano, richiede equilibrio: basta un dettaglio sbagliato — arredo fuori scala, materiali poco consoni, atmosfera forzata — per perdere l’autenticità.
Inoltre, la somma tra ospitalità e moda tende inevitabilmente a creare un prodotto “ibrido”: non più solo abito o accessorio, ma una “esperienza brandizzata”. Ciò apre la questione: quanto è sostenibile — culturalmente, logisticamente, ambientale — un modello del genere su scala globale?
Se l’operazione di Missoni avrà successo, potrebbe segnare un nuovo paradigma: il brand di moda che diventa stilista di spazi, creatore di atmosfere, promotore di esperienze — non solo un produttore di abiti. Un’evoluzione che unisce fashion, architettura, interior design e hospitality, proponendo un modello di “lusso globale”: non sì per etichette o loghi, ma per incontri tra estetica, cultura e luogo.
E per chi come noi osserva da Milano — da una città che respira moda e design — è interessante capire: questo tipo di progetti può ridefinire la percezione del made in Italy, non più confinata all’abito, ma traslata in esperienze sensoriali e ambientali.


