Nel pieno del fermento milanese che unisce eleganza e strategia industriale, si sta preparando il grande passaggio: il 2 dicembre è la data segnata sul calendario come giorno cruciale per il closing dell’acquisizione di Versace da parte del Gruppo Prada. L’operazione da 1,25 miliardi di euro, annunciata in aprile, è molto più di una semplice fusione: è l’avvio di un “nuovo capitolo” — come l’ha definito Patrizio Bertelli, presidente esecutivo di Prada.
Al centro di questa trasformazione c’è Lorenzo Bertelli, erede designato della dinastia Prada, che assumerà il ruolo di presidente esecutivo di Versace. L’assegnazione di questa carica non sembra derivare da una spinta rivoluzionaria, bensì da una visione paziente e ordinata: Bertelli stesso ha chiarito che, almeno per il primo anno, non prevede cambi drastici nei vertici dell’azienda.
Secondo fonti del Gruppo Prada, il rilancio di Versace avverrà con “mentalità a lungo termine”, iniziando con una fase di consolidamento piuttosto che con una rivoluzione immediata. Andrea Guerra, amministratore delegato di Prada, ha sottolineato che nei prossimi 24–48 mesi le priorità saranno rafforzare l’identità del brand, innovare il prodotto e consolidare la relazione con i clienti.
Da parte sua, Lorenzo Bertelli ha espresso una certa umiltà nella sua futura funzione: “dobbiamo conoscerci meglio con tutte le persone che ci sono”, ha dichiarato in un podcast, segnalando un’intenzione di dialogo continuo con il team attuale di Versace.
Non è un caso che Prada abbia scelto proprio Versace. Patrizio Bertelli ha ribadito che non si trattava di acquisire “un marchio qualunque”, ma una maison dalla forte identità storica. Inoltre, come già evidenziato da Lorenzo Bertelli, Versace ha un potenziale inespresso: il brand è riconosciuto a livello globale ma, secondo lui, il suo fatturato è inferiore rispetto al prestigio e alla notorietà.
Patrizio Bertelli ha anche parlato della pazienza come valore fondante dell’operazione: “non abbiamo acquistato Versace per risultati domani mattina”, ha ribadito.
Le sfide – e i possibili scenari futuri
Nonostante l’entusiasmo, l’acquisizione non è esente da rischi. Il rilancio di una maison come Versace richiederà tempo, investimenti e una strategia equilibrata: Prada dovrà bilanciare il rispetto dell’heritage del brand con l’ambizione di farlo crescere in nuove aree.
Lorenzo Bertelli, parlando con Reuters, non ha escluso ulteriori acquisizioni in futuro, menzionando persino Giorgio Armani come possibile obiettivo, anche se per ora non ci sono contatti concreti. Questo lascia presagire che l’operazione Versace potrebbe essere solo il primo passo di una strategia più ampia di consolidamento nel mondo del lusso.
L’operazione ha anche una forte valenza simbolica. Non è soltanto un’acquisizione industriale, ma un gesto generazionale: Lorenzo Bertelli non solo consolida la sua posizione all’interno del Gruppo Prada, ma diventa il volto del nuovo capitolo di Versace. Per la famiglia Prada, è un investimento sul futuro, all’insegna di creatività, responsabilità e lungo termine.
Come ha spiegato Bertelli (nella comunicazione interna diffusa dal gruppo): “abbiamo lavorato in profondità negli ultimi anni per verticalizzare l’organizzazione e siamo pronti a padroneggiare questa nuova sfida” con disciplina e determinazione.
L’arrivo di Lorenzo Bertelli a capo di Versace, nel contesto del closing del 2 dicembre, segna un momento storico per l’universo della moda italiana: non si tratta soltanto di un’operazione finanziaria, ma di un vero e proprio passaggio generazionale. Prada non punta a stravolgere Versace, ma a rigenerarlo con pazienza, investimenti e una visione strategica di lungo termine. Se il piano sarà attuato con successo, questa fusione potrebbe aprire un’era di grande fermento creativo ed economico, trasformando la Medusa in un simbolo ancora più potente della moda globale.


