Lo scorso 17 novembre 2025, durante un’asta di Christie’s a New York, il dipinto No. 31 (Yellow Stripe) di Mark Rothko è stato venduto per 62,16 milioni di dollari (commissioni incluse), stabilendo un nuovo primato per l’anno in corso.
Un “gioiello” dell’arte astratta
Realizzato nel 1958, No. 31 (Yellow Stripe) appartiene al periodo d’oro di Rothko, quando la sua tecnica del “color field” (campi cromatici) raggiungeva livelli di grande intensità emotiva. Christie’s ha sottolineato come la tela, grazie a una provenance eccellente – faceva parte della collezione di Robert F. e Patricia G. Weis – e al forte interesse dei collezionisti internazionali, abbia attirato una concorrenza serrata in sala.
Cosa significa per il mercato dell’arte
Questo risultato arriva in un momento in cui il mercato dell’arte ad alto livello sembra moderare le sue ambizioni speculative. Secondo Luster Magazine, nonostante un calo generale nelle vendite d’arte di fascia alta, quando un’opera storicamente rilevante emerge in asta, il capitale si concentra con decisione.
Alcuni esperti interpretano questa vendita non tanto come una bolla di euforia, ma come un segno di razionalizzazione del mercato: Rothko, per i grandi collezionisti, è sempre più visto come un “bene rifugio”, capace di offrire un equilibrio tra valore storico ed emotivo.
Il confronto con altri record di Rothko
Non si tratta, tuttavia, del prezzo più alto mai raggiunto da un’opera di Rothko. Il record assoluto è detenuto da Orange, Red, Yellow, venduto all’asta da Christie’s nel 2012 per 86,9 milioni di dollari.
Altri dipinti importanti dell’artista hanno registrato prezzi elevati: ad esempio, il “No. 7” è stato venduto per 82,5 milioni di dollari in un’asta del 2021.
Una nota culturale profonda
Oltre al suo valore economico, la vendita di No. 31 rimanda a una domanda più profonda sul mercato dell’arte contemporanea: quanto può valere un “momento di silenzio”? Rothko, con le sue larghe campiture di colore, sembra offrire una pausa meditative in un mondo sempre più volatile. È forse questa la forza che spinge i grandi investitori ad assegnare cifre monumentali non solo a un nome, ma a un’esperienza visiva e spirituale.


