Nel cuore pulsante di Milano, là dove il teatro incontra la moda e l’arte dialoga con la materia, Laura Biagiotti ha presentato la collezione Primavera/Estate 2026: “The Art of Fashion”. Un titolo che è già dichiarazione d’intenti, una sinfonia di tessuti e pensieri cuciti con la leggerezza di una farfalla futurista, simbolo centrale di questa stagione immaginata e firmata da Lavinia Biagiotti Cigna.
Il luogo scelto per la sfilata — il Chiostro del Piccolo Teatro Grassi di via Rovello — non è solo una cornice storica, ma uno scrigno denso di memorie familiari e culturali. È qui che la collezione ha preso forma sotto gli occhi attenti di un pubblico ammaliato, prima che le luci si spegnessero per lasciar spazio a un altro volo: quello del Barone Rampante di Italo Calvino. Più che una coincidenza, una narrazione doppia, un passaggio di testimone tra linguaggi creativi che si cercano e si completano.
La moda come metamorfosi
«La farfalla di Balla – spiega Lavinia – è simbolo non solo di leggerezza, ma anche di dinamismo, trasformazione e nuove prospettive». È proprio questa futurfarfalla, emblema della collezione, a posarsi su giacche, caftani e tubini, ricamata o stampata, quasi a voler sussurrare una storia di rinascita e consapevolezza attraverso i tessuti.
La leggerezza, però, non è superficialità. Anzi, è il frutto di una sapienza sartoriale che lavora per sottrazione: tagli ariosi, tessuti impalpabili, colori che si sfiorano e si sovrappongono – dall’arancio vivido al blu elettrico – suggeriscono un’eleganza che non ha bisogno di urlare per farsi notare.
Il sogno quotidiano
C’è una dicotomia affascinante in questa collezione: realismo e fantasia coesistono senza fratture. È l’ossimoro che Lavinia Biagiotti coltiva con grazia: creare abiti capaci di accompagnare le donne nel quotidiano, offrendo al tempo stesso una via d’uscita verso il sogno. Una maglieria che accarezza senza costringere, geometrie morbide, pois giocosi, e un finale in bianco e nero che ricorda come la sobrietà possa ancora essere rivoluzionaria.
Nel “Bosco dei vestiti”, così come la madre Laura chiamava l’archivio del marchio, Lavinia ha cercato ispirazione, camminando tra le memorie di sessant’anni di moda italiana. E proprio da lì ha riattualizzato la poetica visiva del futurismo, di cui la Fondazione Biagiotti Cigna custodisce una delle collezioni più significative al mondo.
Accessori come dettagli narrativi
Gli accessori non sono semplici complementi, ma veri e propri capitoli di questo racconto visivo: borse LB rilette in chiave pop, occhiali metallici dalle linee rétro, fermacapelli scultura e sabot colorati in pelle e tessuto. Ogni elemento partecipa a quel volo leggero che è cifra stilistica e, insieme, dichiarazione etica: vestire il tempo con coraggio, passione e responsabilità.
Un’eredità viva
In controluce, tra le pieghe di ogni abito, si avverte la presenza luminosa di Laura Biagiotti, mecenate raffinata e pioniera del dialogo tra moda e cultura. La figlia Lavinia raccoglie e rinnova questa eredità con la grazia di chi sa che il vero lusso oggi è pensare, immaginare, creare con consapevolezza.
“The Art of Fashion” non è solo una collezione, ma un manifesto. Un invito a osservare il mondo da una nuova prospettiva – come Cosimo Piovasco di Rondò, il barone che scelse di vivere tra i rami per vedere meglio la realtà.
Nel volo della farfalla, Laura Biagiotti ci ricorda che la moda può ancora essere arte. E che l’arte, se sa farsi abito, può anche insegnarci a vivere.


