econdo un recente report di Barclays, l’inizio del 2026 potrebbe segnare un momento di rallentamento per Hermès. Gli analisti parlano apertamente di un contesto privo di “effetti straordinari”, sottolineando come anche una maison tradizionalmente resistente alle fluttuazioni economiche non sia immune alle tensioni globali. In particolare, le aree Asia-Pacifico e Medio Oriente potrebbero incidere negativamente sulle vendite.
Pur non trattandosi ancora di un segnale critico, emerge l’idea che anche un marchio simbolo del lusso più solido possa incontrare difficoltà in uno scenario internazionale complesso. Da tempo, inoltre, gli osservatori del settore si interrogano sulla sostenibilità del modello di successo del brand, mettendo in discussione il concetto stesso di esclusività, percepito da alcuni come meno rigoroso rispetto al passato.
Barclays stima per il primo trimestre una crescita intorno al 6% a cambi costanti, che rappresenterebbe il risultato più contenuto dalla pandemia. In Asia si prevedono volumi in contrazione, mentre il contributo dei consumatori provenienti dai Paesi del Golfo risulterebbe più debole in diverse aree geografiche, inclusa l’Europa. Dalle rilevazioni di mercato in Cina emerge inoltre una ripresa dei volumi più lenta del previsto per i grandi marchi globali. Complessivamente, queste dinamiche potrebbero incidere negativamente soprattutto su categorie chiave come pelletteria e selleria.
Va ricordato che Hermès ha chiuso il 2025 con risultati solidi, superando le aspettative nel quarto trimestre. Il fatturato annuale ha raggiunto circa 16 miliardi di euro, con una crescita significativa sia a cambi correnti sia costanti. Anche l’ultimo trimestre dell’anno ha registrato performance migliori delle previsioni, confermando il gruppo tra i protagonisti del settore lusso, insieme ad altri grandi player.
Tuttavia, le prospettive per il 2026 appaiono meno lineari. Barclays ipotizza una possibile ripresa nella seconda parte dell’anno, ma evidenzia tre variabili decisive: il ritorno della domanda da parte dei clienti del Golfo, un miglioramento dei volumi in Asia-Pacifico e la tenuta dei consumatori occidentali e giapponesi. Nessuno di questi fattori, secondo gli analisti, può essere dato per certo.
Parallelamente, alcune analisi di settore hanno iniziato a mettere in dubbio l’efficacia del posizionamento di Hermès basato sulla discrezione e sull’assenza di loghi evidenti. Con la crescente riconoscibilità dei suoi prodotti iconici, questo approccio potrebbe perdere parte della sua forza distintiva. Studi recenti indicano anche un calo dell’appeal del marchio tra i consumatori cinesi, con una diminuzione della quota di preferenza.
Anche il mercato del second hand sembra riflettere un cambiamento: sebbene modelli come Birkin e Kelly restino difficili da reperire nei negozi, i prezzi sul mercato secondario stanno mostrando una flessione rispetto agli anni precedenti. Questo potrebbe indicare un raffreddamento della domanda o una maggiore normalizzazione del mercato.
Secondo alcuni analisti, l’assenza di innovazioni rilevanti potrebbe spingere Hermès verso un’immagine sempre più “classica”, esponendola al rischio di diventare più sensibile ai cicli della moda, soprattutto se l’estetica dominante dovesse allontanarsi dal minimalismo del cosiddetto “quiet luxury”.
Nei prossimi mesi, tuttavia, nuove iniziative creative – tra cui debutti stilistici e progetti di alta moda – potrebbero rappresentare un’opportunità per rafforzare il posizionamento del marchio e riaffermarne il valore distintivo, ricordando al pubblico che i suoi prodotti vanno oltre la semplice funzione, incarnando un universo di artigianalità e identità.


