Il mercato dei grandi vini sta dando segnali timidi ma interessanti: non è ancora il caso di gridare alla svolta — tra incertezze economiche e tensioni geopolitiche sarebbe imprudente — però, almeno sul secondario dei fine wines tracciato da Liv-Ex, la nicchia dei vini più ambiti dai collezionisti sembra mostrare un po’ di fiducia. Secondo gli aggiornamenti e le analisi riportate da WineNews, dopo i primi segnali positivi emersi verso la fine del 2025 anche il 2026 è partito con lievi rialzi sugli indici principali.
Da inizio anno il riferimento principale, il Liv-Ex 100, segna un +0,6%. Tra le etichette italiane presenti nell’indice figurano nomi storici come Bruno Giacosa, Giacomo Conterno, Frescobaldi, Antinori, Soldera Case Basse e Gaja, oltre ai grandi Supertuscan e ai classici piemontesi. Nel primo bimestre quattro etichette italiane figurano tra le prime dieci per aumento di prezzo: il miglior risultato è per il Promontory Napa Valley 2018 (+15,2%), seguito a ruota dal Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2016 di Bruno Giacosa (+14,3%). Più sotto, in crescita del 12% c’è il 100% Sangiovese IGT Toscana 2020 di Soldera Case Basse, mentre il Masseto 2022 avanza del 7,8% e il Solaia 2021 del 6,3%.
La crescita è però diffusa e contenuta: il Liv-Ex 1000, che rappresenta un paniere più ampio, segna un +0,4% dallo start dell’anno. Tra i sottocampi, lo Champagne 50 evidenzia un +1,4%; registrano piccoli progressi anche il Liv-Ex Bordeaux 500 e il Bordeaux Legends 40 (+0,5% ciascuno) e il Burgundy 150 (+0,2%), con l’unica flessione nel Rhone 100 (-0,2%). L’Italy 100, indice dedicato ai migliori vini italiani, fa leggermente meglio del Liv-Ex 1000 con un +0,7% dall’inizio dell’anno: il paniere include annate storiche del Barolo di Bartolo Mascarello, varie referenze di Giacomo Conterno e di Bruno Giacosa, il Barbaresco di Gaja, e tutte le annate più rilevanti dei Supertuscan come Sassicaia, Solaia, Tignanello, Ornellaia e Masseto — con la performance migliore che, fino a oggi, è quella del Barolo Monfortino Riserva 2005 di Giacomo Conterno, salito del 21% in due mesi.
Va ricordato che questi segnali riguardano una porzione molto ristretta del mercato: il settore del vino ha affrontato e continua ad affrontare ostacoli strutturali — rallentamento della domanda, atteggiamenti più cauti dei consumatori e incertezze geopolitiche — quindi i piccoli incrementi vanno interpretati con prudenza e senza eccessi di ottimismo. Detto questo, sono comunque spie positive da monitorare.
A proposito del quadro complessivo, Tom Burchfield, responsabile della Market Intelligence di Liv-Ex, ha osservato che già a fine gennaio le prospettive per l’inizio del 2026 apparivano più rosee: la domanda in Europa si sta rafforzando, il sentiment in Asia è migliorato e, pur con acquisti ancora cauti in Regno Unito e Stati Uniti, il mercato sembra muoversi verso una fase di recupero — sempre tenendo conto che scenari macroeconomici e sviluppi geopolitici possono mutare rapidamente.


