ROMA — È tornata a risplendere la celebre scultura barocca dell’Elefantino della Minerva, opera di Gian Lorenzo Bernini (1667) simbolo artistico e culturale di Roma, restaurata dopo il recente danneggiamento che aveva destato preoccupazione tra cittadini, turisti e istituzioni.
Il distacco della zanna sinistra della statua, avvenuto il 16 febbraio scorso, aveva fatto scattare immediatamente l’allarme tra gli esperti e le autorità culturali. Il frammento è stato ritrovato nei pressi della piazza, suscitando domande sulle cause del distacco: se sia stato causato da un atto vandalico o da cause accidentali è ancora oggetto di accertamenti.
L’intervento di restauro è stato portato a termine il 23 febbraio grazie al lavoro della Sovrintendenza Capitolina con la collaborazione della Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, che ha vigilato passo dopo passo sul processo, dall’approvazione del progetto alla sua realizzazione. Anche il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, aveva sollecitato un intervento rapido e accurato per restituire alla città il monumento nel suo pieno valore artistico.
L’Elefantino, collocato in Piazza della Minerva accanto alla storica chiesa di Santa Maria sopra Minerva, non è solo un’opera d’arte ma un simbolo identitario della Capitale: l’elefante in marmo porta sulla schiena un obelisco egizio, richiamo alla sapienza e alla forza, secondo l’iconografia voluta da Bernini.
Non si tratta del primo episodio di danni alla scultura: anche in passato la zanna aveva subito rotture e interventi di recupero, un dato che sottolinea la delicatezza della superficie marmorea e la necessità di strategie di tutela sempre più efficaci per i tesori esposti a sollecitazioni, usura e possibili atti di incuria o vandalismo.
Con il restauro concluso, l’Elefantino è ora nuovamente fruibile in tutto il suo splendore per romani e visitatori, simbolo vivo di una città che continua a custodire e valorizzare il proprio straordinario patrimonio artistico.


