Negli ultimi quattro anni i proventi derivanti dai canoni di concessione della celebre galleria milanese hanno registrato un forte balzo in avanti. Secondo i dati diffusi dal Comune di Milano, le entrate annuali hanno ormai superato gli 80 milioni di euro, con una crescita complessiva del 58% rispetto al recente passato.
Per il 2026 le previsioni indicano ricavi pari a circa 83,5 milioni di euro, con una possibile ulteriore progressione fino a quota 85 milioni. Il confronto con il 2021 evidenzia la portata dell’incremento: allora gli introiti si fermavano attorno ai 53 milioni di euro.
Nel quadriennio sono stati sottoscritti 40 contratti di concessione, conclusi 10 bandi pubblici e avviate altre due procedure. Tutte le 52 insegne presenti nella galleria risultano assegnate almeno fino al 2030, a conferma dell’elevata attrattività commerciale dello storico complesso.
Tra le operazioni più rilevanti spicca l’assegnazione, nel 2024, dell’ex spazio occupato da Swarovski a Tiffany & Co., con un canone superiore a 20.600 euro al metro quadrato annuo e un affitto finale di 3,5 milioni di euro, pari a sette volte la base d’asta. Seguono, per entità del canone, Balenciaga con 2,5 milioni e Loro Piana con 2,3 milioni.
Negli ultimi quattro anni sono state inaugurate tredici nuove vetrine. L’ultima apertura è stata proprio quella di Tiffany, mentre sono attesi a breve gli ingressi di The Bridge e Montblanc. Secondo quanto riportato da La Repubblica, restano inoltre due bandi ancora in corso, per i quali hanno presentato candidatura Piumelli e Stroili.
“Un livello così elevato di valorizzazione del patrimonio immobiliare è il risultato di una strategia che ha puntato su procedure pubbliche trasparenti e aperte a marchi di eccellenza, italiani e internazionali, nel rispetto dell’equilibrio merceologico del contesto monumentale”, ha dichiarato l’assessore al Bilancio, Demanio e Piano straordinario Casa Emmanuel Conte.
Secondo l’assessore, questa politica consente al Comune di generare risorse strutturali senza ricorrere a un aumento della pressione fiscale, contribuendo al tempo stesso alla tenuta della spesa corrente in una fase caratterizzata da entrate tributarie stagnanti e da una crescente richiesta di servizi pubblici.


